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Storie dal Ponte: Addio Sykes, pitbull con la ciotola sempre in bocca

Sykes non c’è più. Vissuto dimenticato, e morto da solo. Sykes, nato con la “sfortuna” di essere pitbull in un’epoca storica in cui i pitbull sono malvisti.

Sykes, finito in canile nella desolazione della solitudine.

Sykes che si aggrappava disperatamente alla sua ciotola, l’unica cosa che aveva, come se fosse un salvagente.

La storia di Sykes arriva dagli Stati Uniti e si riassume quasi totalmente nella foto che lo ritrae, seduto nella sua cuccia, la scodella di latta in bocca.

L’addio al cane è stato dato negli scorsi giorni dai volontari che hanno cercato con tutte le loro forze di trovargli una casa, e non ci sono riusciti.

“Non so per quanto tempo abbia girato la foto di questo povero cane, ma la maggior parte dei volontari conoscono Sykes, il cui unico possesso era una ciotola che non lasciava mai andare, nonostante la sua bocca fosse ormai piena di piaghe.

Immagino che chiunque abbia a che fare con il soccorso agli animali sia distrutto quanto me di scoprire che, per l’ennesima volta, un altro cane è morto.

Prego Dio che smetta di mettere al mondo questi cani che il mondo non vuole, perché è più di quanto si possa sopportare.

Riposa in pace piccolo Sykes. Che la tua ciotola non sia mai vuota sul Ponte dell’Arcobaleno, e che tu possa ricevere tutto l’amore che non hai mai avuto su questa Terra”.

A corredo della foto, un’eulogia funebre.

“Buona notte Sykes.

Niente più notti solitarie e fredde in cui mi sento dire che sono cattivo.

Niente più pancia che brontola per i pasti che non ho mai avuto.

Niente più sole bruciante che si riflette in una ciotola vuota dell’acqua.

Niente più lamentele da parte dei vicini ogni volta che piango.

Niente più “stai zitto”, “stai giù” o “vai fuori!”.

Non mi sentirò più sgradito, c’è solo pace nell’aria.

L’eutanasia è una benedizione che alcuni non possono capire.

Perché mai sono nato se non dovevo esistere.

Il mio ultimi giorno a questo mondo è stato il giorno migliore della mia vita.

Qualcuno mi ha tenuto stretto e capivo che era molto triste.

Le ho baciato il viso e lei mi ha abbracciato mentre piangeva.

Ho scodinzolato per ringraziarla, poi ho chiuso gli occhi e me ne sono andato”.

A nostro modesto avviso, l’eutanasia può essere considerata una benedizione soltanto in caso di malattia invalidante, causa di una sofferenza che non può in alcun modo essere lenita. Per il resto, sopprimere un cane perché non desiderato diventa un sollievo soltanto per chi si sente addosso la responsabilità di non riuscire a trovargli casa – si tratta quindi, forse, di una benedizione tutta umana.

Eppure sono molte le nazioni (Spagna, molti Stati degli USA, Giappone, solo per citarne alcuni) in cui l’eutanasia viene praticata indiscriminatamente anche su animali sani, che hanno la sola colpa di essere stati abbandonati, di nascere randagi e di non essere adottati in fretta.

Sykes avrebbe potuto vivere giorni molto più felici. Le piaghe in bocca avrebbero potuto guarire e avrebbe potuto finalmente lasciare andare quella ciotola – perché avrebbe avuto una vita intera a cui dedicarsi.

Sykes, come molti altri, avrebbe avuto il diritto di trovare una famiglia che lo amasse e non lo rifiutasse.

Pur non conoscendo in dettaglio la storia di questo cane, intuiamo la fine che ha fatto (soppresso in canile per “decorrenza dei termini” di permanenza) e riteniamo inaccettabile che l’unica soluzione considerata giusta per questi animali sia quella di porre fine alla loro esistenza.

Addio Sykes.

Foto: l’addio al pitbull (fonte Facebook).

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6 Commenti

  1. Mi dispiace molto, questo cangolino bello e dolce era uno dei tanti che ogni giorno vengono uccisi in questo modo.
    Sono d’accordo con la chiusura dell’articolo, l’eutanasia è un atto di pietà non un modo per disfarsi di qualcuno, è irragionevole, ma purtroppo lo fanno di continuo.

    Addio Sykes, mi dispiace molto posso dire solo questo, mi dispiace davvero.
    Un pensiero a tutti gli animali che come Sykes sono costretti a questo.

  2. francescamanimali

    Una vera tragedia (quanto le permanenze a vita nei nostri diffusissimi e tollerati lager gestiti da ‘ndrangheta e camorra); mi sono immedesimata nella volontaria che lo ha portato a sopprimere e penso che al suo posto l’avrei in macchina, nella più piccola delle piccole case a disposizione e quant’altro per dare un po più di tempo a quella ciotola di riempirsi di cibo, baci, amore…

  3. Che dire? Una storia e una fotografia strazianti….Solo tante lacrime. Però, se la foto girava da tanto, possibile che nessuno, ma proprio nessuno abbia potuto o voluto fare qualcosa per lui? Eppure ci sono tante associazioni, tanti volontari…….

  4. Che dire? Dopo l’ennesima triste storia che ti spezza il cuore ci si sente sconfitti come sempre.
    La nostra società oggigiorno paga solo cose inutili.
    Tutto ciò che ci fa sentire esseri umani, con valori, principi, morale non eiste più. E così non si investe per la cultura, per l’istruzione, per un’educazione civica di cui il mondo ha tanto bisongo, per la solidarietà verso il prossimo che è sia umano che animale. Fin di conti un animale non soffre, non capisce, è un essere inutile. Così la cultura, a chi serve? E perchè insegnare valori che potrebbero far si che la gente si ribelli e capisca che siamo entrati in un baratro di barbarie? Meglio lasciare il mondo nell’ignoranza e nella maleducazione.
    Ok ho fatto un ragionamento un pò allargato ma purtroppo per me questa è una delle tante sfaccettature di un mondo che sta crollando perchè considera niente le cose che sono davvero importanti: in primis il rispetto dell’altro, di qualunque genere sia.
    Purtroppo non sarà l’ultimo caso e a nessuno, che davvero può fare la differenza, importa qualcosa.
    Ci sono solo tante brave persone dotate di buon cuore e di buona volontà che ogni giorno scendono in campo per dare un piccolo contributo in tutti i campi. A loro va il mio affettuoso pensiero e la speranza che qulcuno ascolti queste voci dal basso.
    Un bacio al piccolo cucciolo, che riposi in pace.

  5. Addio Sykes… Non meritavi una fine così, concordo che l’eutanasia sia l’unica cosa possibile per una malattia invalidante, non per mettere fine ad una vita solo perchè così si placa il senso di colpa umano… E leggendo questa storia ripenso al mio Ulisse, un bellissimo gatto di 7 anni, mancato il 22/2 di quest’anno.. Solo all’ultimo il veterinario mi ha detto che era un tumore che se lo stava portando via e il mio piccolo amore se n’è andato tra le braccia del suo papà e rimarrà sempre nei nostri cuori dopo aver lottato tanto.. Sykes, Ulisse, Lucky, Pedro, Micina, Ettore, spero che possiate vivere tutti felici, sereni e sani adesso senza vedere le schifezze di questo mondo infame.

  6. Non ho parole, dico solo basta a queste discriminazioni non era necessario soprimerlo potevano curarlo, io sono 5 anni che curo il mio pit ha 10 anni e l’artrosi alla zampa sinistra e per fermarla continuo curarlo, non vado da 5 anni in ferie sto con lui. Forse hai ragione, bisogna pregare Dio di non far piu’ nascere queste razze che sono dolcissimi per’ non e’ giusto. I killer sono gli esseri umani.

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