Macrolibrarsi.it un circuito per lettori senza limiti
Home / Cronaca / Strage di balene: Sea Sheperd dà il via all’operazione Tolleranza Zero

Strage di balene: Sea Sheperd dà il via all’operazione Tolleranza Zero

All’inizio di novembre, la nave Steve Irwin appartenente a Sea Sheperd è salpata da Williamstown, in Australia, dando ufficialmente il via all’operazione Tolleranza Zero.

Si tratta della nona campagna per la difesa delle balene nel Southern Ocean Whale Sanctuary.

“Questa è la nostra flotta più forte, con quattro navi e oltre 100 membri dell’equipaggio totali a rappresentare 23 nazioni nella difesa del Southern Ocean Whale Sanctuary. L’operazione Tolleranza Zero sarà la meglio equipaggiata e più efficiente campagna mai portata avanti da Sea Sheperd”.

L’organizzazione è chiarissima negli obiettivi che intende raggiungere: “Questo è un momento chiave nella storia di Sea Sheperd: non abbiamo alcuna tolleranza per i cacciatori di balene. Il nostro obiettivo, quest’anno, è il 100%. Cercheremo di individuarli il più velocemente possibile cercando di concludere l’anno con zero uccisioni”.

Questa la dichiarazione di Jeff Hansen, direttore australiano per Sea Sheperd.

L’opposizione alla caccia alle balene è cresciuta esponenzialmente da quando la Whaling Commission è stata istituita. Un’istituzione che ha portato alla moratoria per la caccia commerciale alle balene, datata 1986, e successivamente alla nascita del Southern Ocean Whale Sanctuary. Ora, soltanto tre delle 88 nazioni coinvolte continuano la strage: si tratta di Giappone, Norvegia e Islanda.

Il Giappone da tempo abusa di un gap istituzionale nella moratoria, che autorizza di fatto la ricerca scientifica letale, per continuare ad uccidere le balene in una santuario in cui dovrebbero essere protette dalla legge internazionale.

L’Istituto per la Ricerca sui Cetacei, l’organizzazione governativa che opera nella caccia giapponese alle balene, stabilisce ogni anno una quota di uccisioni – equivalente a circa mille esemplari – secondo il piano di ricerca JARPAII. In ogni caso, come puntualizza giustamente Sea Sheperd, stabilire una quota non rende ammissibile cacciare all’interno di un santuario.

Non solo: il massacro delle balene viola anche il Trattato Antartico, che proibisce la caccia commerciale nell’area.

Durante l’ultima campagna, sostenuta lo scorso anno, Sea Sheperd è riuscita a salvare 768 balene da una fine orribile, rispedendo a casa le baleniere con solo una frazione della loro quota in saccoccia.

“La chiave del successo per fermare queste attività nel Southern Ocean Whale Sanctuary è prettamente economica. Eviteremo che possano trarne profitto. Il nostro obiettivo è affondare le baleniere giapponesi economicamente. Mandarle in bancarotta”, ha dichiarato il capitano Paul Watson, “e siamo sulla buona strada per farlo”.

In effetti, anche il New York Times sposa questa tesi, segnalando che lo stesso Istituto per la Ricerca sui Cetacei giapponese ha ammesso che Sea Sheperd, solo lo scorso anno, è “costata” loro 20,50 milioni di dollari.

Nella foto: il risultato della caccia alle balene (fonte dalli58-Flickr).

© All4Animals - tutti i diritti riservati - la riproduzione di questi contenuti è soggetta all'autorizzazione dell'autore degli stessi.

3 Commenti

  1. “L’Istituto per la Ricerca sui Cetacei, l’organizzazione governativa che opera nella caccia giapponese alle balene, stabilisce ogni anno una quota di uccisioni”
    Ma non si studiano da vivi i cetacei?
    Non solo, ma quanti animali hanno ucciso nei decenni? Che cazzo c’è da studiare andiamo…s’è capito il gioco.

  2. Un migliaio di balene??? Qui le cose sono due: o i giappi sono stronzi e ci marciano su sta cosa della caccia per scopi scientifici oppure hano gli scienziati più ottusi e stupidi della terra… ovviamente propendo per la prima ipotesi…

I cookie ci aiutano ad offrirti un servizio migliore. Accedendo a questo sito, accetti il fatto che potremmo memorizzare e accedere ai cookie sul tuo dispositivo. Più info | Ok, Accetto!
Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com