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[FOTO E VIDEO] Addio Moses: il baby elefante salvato dagli umani non ce l’ha fatta

Un cucciolo di elefante cresciuto da una madre umana per otto mesi è morto improvvisamente la scorsa settimana.

Il piccolo, di nome Moses, era diventato piuttosto famoso in rete e la sua improvvisa scomparsa, da attribuirsi a colite acuta, ha lasciato tutti profondamente amareggiati.

La storia di Moses arriva dal Malawi.

Il baby elefante venne salvato quando aveva soltanto una settimana di vita, dopo essere stato ritrovato affamato e solo nei pressi di un fiume. Per lui si prodigò Jenny Webb, che lo curò come un figlio nonostante le speranze di sopravvivenza dopo il primo mese di età fossero ridotte al lumicino: soltanto il 10%, massimo 20%.

Secondo il Daily Mail, Moses è spirato tra le braccia della stessa Jenny.

La Webb racconta che i ranger avevano disperatamente cercato il branco di Moses per due giorni, senza successo. Con tutta probabilità, la sua madre biologica era stata uccisa dai bracconieri.

Il piccolo era a quel punto stato trasferito nell’orfanotrofio per animali Jumbo Foundation, e qui era intervenuta Jenny, trasformandosi, di fatto, nella nuova mamma (umana) di Moses.

Nonostante l’intervento degli esseri umani, se Moses fosse riuscito a superare i suoi problemi di salute sarebbe stato, con tutta probabilità, rilasciato in natura.

Jenny Webb ha cresciuto Moses allattandolo con una formula speciale nell’attesa che fosse grande a sufficienza da mangiare cibo solido. Di norma, per gli elefanti, questo avviene attorno agli otto mesi di età.

Moses aveva bisogno di essere nutrito ogni due o tre ore. Beveva 24 litri di formula al giorno.

La Webb dormiva con Moses su un enorme materasso perché il piccolo non riusciva a riposare senza un contatto fisico diretto come quello che avrebbe avuto in natura con la sua mamma.

“Se mi giravo durante la notte, Moses mi metteva la proboscide attorno alla spalla e mi voltava nuovamente verso di lui”, spiega la donna, che racconta anche come il piccolo la “esplorasse”, per conoscerla: “Mi toccava gli occhi con la proboscide. Toccava i miei occhi e poi i suoi. Le mie orecchie, e poi le sue orecchie. La mia bocca, e poi la sua”.

Inoltre, per Moses era stato creato un ambiente il più possibile simile a quello di una vita libera: gli elefanti, che non sono animali solitari, hanno necessità di condividere gli spazi con altre creature e i sostituiti del branco, per il piccolo, erano due cani – Barney e Bagheera.

Moses non è morto spaventato e solo come sarebbe avvenuto se non fosse stato soccorso: a stringerlo c’erano le braccia della Webb.

“Nei suoi ultimi minuti di vita grugniva dolcemente come era solito fare la notte. Poi ha stretto la proboscide attorno al mio braccio e ha esalato il suo ultimo respiro”.

Nonostante la sua breve vita, il piccolo elefante è diventato un vero ambasciatore per la sua specie, e ha aperto (ci auguriamo) la mente e il cuore di molte persone in merito all’incredibile intelligenza e sensibilità di queste splendide, ormai decimate, creature.

Di seguito, un video ricordo per Moses.

Nelle foto: Moses (fonte Daily Mail).

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4 Commenti

  1. Mi dispiace molto, questi animali sono davvero meravigliosi.
    Ciao piccolo.

  2. Meraviglioso e commovente…

  3. Addio Piccolino…

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