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Bracconaggio a Matera: fucilate contro un rapace raro, un’Albanella reale

Un raro esemplare di Albanella reale è rimasto vittima di un atto di bracconaggio in provincia di Matera.

A intervenire per soccorrere il rapace, colpito da una fucilata, è stato il Centro Recupero Animali Selvatici della Provincia di Matera e operante presso la Riserva di San Giuliano.

L’animale, una femmina, appartiene ad una specie rara e naturalmente protetta che ha un’apertura alare di 120 centimetri. Chiunque le abbia sparato addosso, lo ha fatto per ucciderla.

È stato un cittadino a notarla sul terreno, incapace di spiccare il volo. Il recupero è avvenuto nella giornata di domenica scorsa nelle campagne di Santa Maria d’Irsi proprio da parte del passante che per primo l’aveva individuata. L’uomo ha poi portato l’Albanella da un veterinario che, martedì della scorsa settimana, l’ha consegnata nelle mani del CRAS.

Doveva essere passato qualche giorno dal ferimento perché il rapace era già dimagrito. Un animale delle sue dimensioni dovrebbe pesare un po’ più di 370 grammi.

Inoltre, un’ala si presentava in posizione anormale e le impediva di volare.

L’Albanella è stata subito reidratata e alimentata ed è riuscita a superare la notte – rischiosa, per le sue condizioni di gravissima debilitazione. Secondo il CRAS, in effetti, non avrebbe potuto sopravvivere un altro giorno senza cure adeguate.

A seguito di alcuni esami veterinari è stata constatata, nel corpo del rapace, la presenza di pallini da caccia che hanno provocato una frattura ad ulna e radio.

L’Albanella dovrà subire un intervento chirurgico, ma non ora: è troppo debilitata. Dovrà quindi riuscire prima di tutto a recuperare un po’ di peso.

Successivamente all’operazione, per lei si prospetta una lunga fase di degenza post-operatoria e di riabilitazione, con la speranza che possa tornare libera.

Matteo Visceglia, responsabile del CRAS, ha dichiarato: “Il bracconaggio ai danni delle specie particolarmente protette come i rapaci purtroppo mostra segnali molto preoccupanti in Italia”.

“Le cronache recenti non hanno bisogno di commenti: dopo l’apertura della stagione venatoria sono stati uccisi o feriti molti esemplari di specie di grande di valore conservazionistico. Non c’è giorno che presso i centri di recupero sparsi in tutta Italia non arrivino animali impallinati, gran parte dei quali non sopravvive o nel migliore di casi non potrà essere più liberato in natura”.

“Data l’alta incidenza del bracconaggio sulle specie protette è evidente che non possiamo parlare di errori ma di abbattimenti volontari, dettati solo da un profondo disprezzo per la vita e la natura. Un’Albanella, e come essa tantissime altre specie non confondibili assolutamente con quelle cacciabili,  è impossibile scambiarla per una quaglia o un fagiano”.

“La sua morfologia, anche a distanza,  richiama inequivocabilmente  i rapaci e ciò non dovrebbe lasciare alcun dubbio a coloro che esercitano la caccia. Ecco perché riteniamo che chi abbatte questi animali preziosi vada semplicemente definito bracconiere”.

“Pur in un contesto di non condivisione della caccia, pensiamo che coloro che praticano con senso di responsabilità questa attività debbano isolare e condannare chi ancora oggi si diverte ad uccidere specie particolarmente protette. Le leggi dello stato sono fatte per essere rispettate, ma l’etica del cacciatore onesto e responsabile non dovrebbe aver bisogno di alcuna norma imposta ma deve ascoltare solo la propria coscienza e senso civico”.

Nella foto: il rapace ferito (fonte SassiLand).

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