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[VIDEO] Chi ha paura del lupo cattivo? Gli allarmismi sul ritorno del lupo nel bolognese

Periodiche, trite, ritrite e profondamente ingiuste: sono le voci sulla pericolosità del lupo, rinfocolatesi di recente dopo l’avvistamento di un esemplare nel bolognese.

Domenico Errani di Federcaccia ha creato allarmismi, parlando della possibilità di troppi esemplari sul territorio. Il povero lupo non fa in tempo a comparire per un breve istante, da creatura timida ed elusiva quale è, che già suscita malcontento.

Non basta averlo quasi sterminato completamente nei decenni scorsi: secondo alcuni – anche troppi – il superpredatore non dovrebbe proprio azzardarsi a ricomparire.

Errani dichiara: “Se anche solo si salvano tre o quattro esemplari per cucciolata, considerando la cinquantina di coppie avvistate nel bolognese, è chiaro che il numero diventa un contingente”.

Addirittura.

“Qualcuno deve assumersi la responsabilità di dire alla gente che l’Appennino non è il regno di Walt Disney in alcuni mesi dell’anno. Io i miei figli non li porto a fare scampagnate a maggio o giugno, in piena riproduzione di lupi e ungulati”.

Peccato che non risulti una sola aggressione da parte di lupi, in Italia. E anche quelle presumibilmente avvenute all’estero (Canada, ad esempio), dove la popolazione di questi predatori è molto più radicata, sono quasi sempre permeate da non pochi dubbi.

Soprattutto, fa sorridere (ma appena appena) l’invito a non recarsi nei boschi a far scampagnate nel momento di riproduzione del lupi, quando le cronache di questi giorni sono sature di incidenti di caccia. Come giustamente sottolineato da Ecoblog, gli unici a girare armati tra i boschi sono i cacciatori.

Naturalmente, eviteremo anche di sottolineare l’inadeguatezza del richiamo ai “pericolosissimi” cinghiali, in gran parte appositamente allevati e liberati per essere abbattuti, e non certo indigeni.

Più realisticamente, tra le righe risuona la rivalità atavica tra il predatore per necessità (il lupo) e quello per sport (il cacciatore). Non sia mai che i lupi abbattano le prede che spettano di diritto agli uomini armati di fucile, perché non possono vantarne il diritto – così è sempre stato e così deve essere, nei secoli dei secoli.

Su Geapress, il Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica Monte Adone parla per mezzo di Mirca Negrini, una dei responsabili: “Starei attenta ai luoghi dove è aperta la caccia e non a quelli dove è presente il lupo. Questo anche alla luce dei recenti fatti di cronaca che hanno riportato raccoglitori di funghi o persone in mountain bike, finite impallinate e non certo aggredite dai lupi”.

I numeri parlano chiaro: a fronte del bollettino di guerra che vede 13 morti e 33 feriti in poco più di due settimane di caccia, il “bottino” di prede umane da parte del lupo è equivalente a zero.

Come ogni anno, dopotutto.

Inoltre, se Navarre il lupo fosse ancora vivo, gli si potrebbe chiedere chi è il vero pericolo dei boschi. Basterebbero le decine di pallini da caccia che aveva in corpo a rispondere adeguatamente.

Senza ricordare il caso del cucciolo di lupo morto impallinato e ritrovato a Pesaro soltanto una decina di giorni fa, o quello dell’altro piccolo ritrovato senza vita e vittima di una fucilata a Campobasso, alla fine di ottobre.

E infine, vale la pena menzionare la vicenda – recentissima – del lupo filmato all’imbocco del traforo del Frejus che, confuso e disorientato, si è ritrovato intrappolato nel camminamento a lato dell’autostrada. Impossibilitato a superare le barriere architettoniche dell’uomo, in una zona che ancora non ha provveduto a fornire “corridoi” che consentano alla fauna selvatica di attraversare e non rimanere uccisa.

L’Italia non può e non deve diventare l’America del Wisconsin, del Minnesota e degli altri Stati che, a fronte di una popolazione di lupi appena apprezzabile considerata la vastità del territorio a disposizione, hanno aperto una caccia selvaggia a colpi di tagliole e fucili di precisione imbracciati da “coraggiosissimi” cacciatori a bordo di elicotteri.

Una guerra talmente impari – e, soprattutto, combattuta da una parte sola – che potrebbe persino finire prima del tempo in considerazione della mattanza compiuta nei soli primi giorni di apertura: 3600 licenze di caccia per uccidere 400 lupi.

Chi è il vero “lupo cattivo”?

Auguriamo al fratello lupo bolognese una vita lunga, in piena salute, e una riproduzione efficace. Soprattutto, gli auguriamo di non incontrare mai alcuni esemplari della nostra pericolosa, bugiarda specie.

Di seguito, il commovente (e triste) video del lupo intrappolato dalle barriere architettoniche del Frejus.

Foto: repertorio (fonte dalliedee-Flickr).

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4 Commenti

  1. grande johnnyf sei sempre il miglior commentatore di tutti noi io spero che il lupo abbia una lunga vita per me è una delle più belle creature assieme ai delfini e io adoro entrambi e sono contenta che nel bolognese siano tornati vicino a casa mia nel modenesea 67 chilometri di distanza

  2. Comunque è vero che sia una belva pericolosa e cattiva.
    L’ignoranza, intendevo chiaramente!
    Gli approfittatori, e aggiungerei anche la stupidità, l’avidità e non ultimi gli stronzi.

    Ecco, è questo Il branco di belve feroci ed assassine al completo!

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