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Montecchio: cucciolo di capriolo investito, ucciso a colpi di burocrazia

Il caso che arriva da Montecchio sta già suscitando mormorii: un giovanissimo capriolo investito è rimasto ucciso, non tanto dall’urto con l’auto ma perché soffocato dalle spire della burocrazia italiana.

Lunedì scorso, sulla Strada Provinciale 12 in località Rampada, una femmina di capriolo di pochi mesi di vita viene involontariamente colpita da un’automobile in transito.

Diversamente da tante, troppe altre volte, il conducente si ferma immediatamente per prestare soccorso e lo stesso fanno altre due vetture.

Caso vuole che proprio in una di queste stiano viaggiando due veterinarie.

La situazione, seppur tragica, potrebbe avere un che di miracoloso se non fosse che le due dottoresse spiegano di non essere potute intervenire in nessun modo.

“Io e la mia assistente stavamo transitando”, racconta il medico veterinario Annunziata Salines, “Sulla strada abbiamo visto un capriolo a terra che scalciava fino a riuscire ad alzarsi e scappare nel campo attiguo alla strada. Ci siamo fermate per soccorrerlo. L’abbiamo catturato nel campo e portato vicino alla macchina per prestargli i primi soccorsi”.

Uno degli altri automobilisti presenti telefona al 118 che, a sua volta, mette i soccorritori in contatto con il Centro Recupero Animali Selvatici di San Polo. Il centro avvisa un veterinario dell’ASL di Montecchio.

Continua la dottoressa Salines: “Abbiamo cercato di tranquillizzare l’animale coprendolo con una coperta e confortandolo a parole, perché l’iter burocratico vieta a noi veterinari liberi professionisti di prestare il primo soccorso ad animali selvatici”.

Ivano Chiapponi, che dirige il Centro San Polo, arriva sul posto appena possibile – ma gli ci vuole comunque un’ora. Aiuta, come può, a tranquillizzare l’animale.

“Anche lui era molto dispiaciuto di dover aspettare il veterinario dell’ASL, vedendo l’animale soffrire e non potendo fare niente”.

Morale della favola: l’ASL di Montecchio – stesso luogo in cui è avvenuto l’incidente – si presenta dopo quasi due ore.

L’animale muore, non solo a causa dei traumi riportati nell’impatto, ma soprattutto a causa della lunga, tortuosa e laboriosa burocrazia tricolore.

“Non sappiamo se quel tenerissimo animale, se prontamente soccorso e curato, sarebbe ancora vivo. Ma se anziché di un capriolo si fosse trattato di un uomo, e trovandosi sul posto un medico, se quell’ipotetico dottore non avesse soccorso il ferito si sarebbe trattato di omissione di soccorso. Un medico potrebbe anche essere radiato dall’albo”.

“Perché per gli animali non è così?”, chiede la Salines, “Perché il cucciolo di capriolo non ha potuto subito ricevere aiuto medico e soccorso da chi spontaneamente si era offerto di darlo? È giusto far soffrire l’animale per due ore in attesa dell’ASL? Ma noi per cosa abbiamo studiato? Per vedere gli animali soffrire in attesa che l’iter burocratico si muova?”.

Nella foto: il giovane capriolo agonizzante (fonte Gazzetta di Reggio).

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