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[VIDEO E PETIZIONE] Dossier crudeltà animale: il Kapparot ebraico

Tra le varie, molteplici, infinite forme di crudeltà animale va incluso il rituale ebraico del Kapparot.

Praticato in occasione dello Yom Kippur, il Kapparot prevede che i partecipanti si facciano roteare sopra la testa, per tre volte, un pollo vivo (o, in un’alternativa meno crudele, un sacchetto di monete) nel simbolismo di trasferire i peccati ad esso.

Successivamente, al pollo viene tagliata la gola e le sue carni distribuite ai poveri.

Il pollo diventa dunque un animale sacrificale che, con la sua morte, aiuta l’uomo che lo uccide (paradossalmente) ad espiare i suoi peccati, ricevendoli al suo posto.

Si ritiene che questa pratica religiosa sia valida e necessaria nella sua azione di medium, di mezzo di comunicazione con il sacro, che crea un’unione tra uomo e Dio.

Il Kapparot prevede l’abuso e l’uccisione di un gallo per gli uomini e di una gallina per le donne e non è universalmente effettuato: sono infatti molte le comunità ebraiche che hanno preferito sostituire l’animale vivo con il sacchetto di monete. Tuttavia, alcune comunità – tra cui quelle Haredi – portano avanti la tradizione così come narrata nella Bibbia ebraica.

Molti rabbini si oppongono al sacrificio degli animali vivi perché contrario ai principi del Tza’ar Ba’alei Chayim, che bandisce in pieno la crudeltà sulle creature non umane. Nel 2005, numerosi polli ingabbiati vennero abbandonati nella pioggia a Brooklyin, New York, durante il Kapparot. Molti degli animali erano denutriti e disidratati, e quelli che sopravvissero vennero portati in salvo dall’ASPCA. La questione si concluse con la denuncia di un uomo, Jacob Kalish, ebreo ortodosso, per la morte di 35 animali lasciati letteralmente ad affogare nella pioggia torrenziale.

Le stesse associazioni animaliste ebraiche, naturalmente, si oppongono alla pratica e lo stesso rabbino Avi Zarki, di Tel Aviv, si è nei giorni scorsi schierato contro l’usanza definendola “senza senso”.

Zarki ha sottolineato come, diversamente da quanto si creda, molti animali muoiano di maltrattamento prima di essere sgozzati. Molti altri, invece, vengono uccisi e poi semplicemente gettati nell’immondizia, perché – semplicemente – sono in sovrannumero rispetto ai partecipanti e nessuno li mangerà.

Secondo il rabbino Zarki, il Kapparot con animali vivi viola la legge ebraica contraria alla crudeltà verso gli animali: “Per questo reato non esiste perdono. Gli uccelli sono spinti e schiacciati nelle gabbie, che finiscono con l’essere sovrappopolate. Sono letteralmente schiacciati dentro quelle gabbie senza cibo né acqua. Non ha alcun senso”.

Il religioso ha concluso sostenendo che la cosa ottimale sarebbe donare denaro ai poveri, invece di portare avanti un rituale oscenamente crudele.

Se desiderate firmare una petizione atta ad abolire il Kapparot con animali vivi, potete farlo a questo link.

Nelle foto: un momento del Kapparot (fonte) e la detenzione dei polli, in mezzo a sangue e spazzatura (fonte).

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4 Commenti

  1. io anche
    abolite del tutto, poi questi sono veramente vestiti a carnevale

  2. Io le abolirei in via definitiva, sono solo lo strumento di pochi per offuscare e controllare i molti.

  3. pure questi sono rimasti all’età della pietra 🙁 le religioni TUTTE dovrebbero insegnare e praticare l’amore e il rispetto per OGNI vita…..che schifo!!!!

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