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[VIDEO] L’America ricorda i cani eroi dell’11 settembre 2001

Allo scoccare del tragico anniversario della caduta delle Twin Towers, a New York, gli Stati Uniti ricordano i loro morti e i loro eroi. Anche quelli a quattro zampe.

A lavorare tra le macerie di Ground Zero vi furono decine e decine di quattrozampe: prima per cercare superstiti, poi per recuperare ciò che rimaneva di loro.

Eroi rimasti nell’ombra, in silenzio, che non hanno cercato le luci della ribalta e che come unica ricompensa hanno forse voluto una ciotola di cibo oppure una carezza, eppure tesori inestimabili in una delle più grandi tragedie vissute negli ultimi anni.

Dichiara la scrittrice Nona Kilgore Bauer, autrice di un libro intitolato “Dog Heroes of Septemer 11th: a tribute di America’s Search and Rescue Dogs”: “Senza il loro contributo centinaia di familiari non avrebbero trovato la pace che si raggiunge con il ritorno a casa, in qualche modo, di un membro della famiglia o di un amico”.

I cani dell’11 settembre hanno lavorato instancabilmente per giorni, senza mai fermarsi.

Nel libro della Bauer sono presenti numerosi racconti di conduttori di questi cani. Racconti che descrivono l’atmosfera di Ground Zero fatta di fumo penetrante, odori acri, polvere e rumore.

“Mi rendo conto che questi cani non sono stati riconosciuti, pur nella loro importanza nella ricerca e nel soccorso. L’America deve sapere che questi cani erano davvero eroi. I cani non lavorano per essere eroi – lo fanno perché quello è ciò che hanno imparato. Ma ciò non toglie che siano eroi.

Racconta l’agente Jim Lougaila: “King, il mio pastore tedesco che sembrava Rin Tin Tin, si trovò di fronte ad un pezzo di metallo dalla forma di un cartone per la pizza. Impazzì. Dopo averlo aperto, ci trovammo dentro resti umani. Sfortunatamente, la gente che non ama i cani non capisce quanto in più sono in grado di trovare, di fare”.

Nel libro si racconta anche di come la maggior parte dei soccorritori (e conseguentemente i loro cani) fossero volontari che lavoravano su turni estenuanti di otto o dieci ore.

Lougaila continua spiegando che, dopo il lavoro, i cani venivano portati in un parco a rilassarsi, come se anche i loro proprietari volessero togliere loro di dosso l’odore acre della morte.

Anche Heather Roche, soccorritrice appartenente all’associazione cinofila BARC (Bay Area Recovery Canines), che si trovava nel gruppo di ricerca del Pentagono, ha qualcosa da dire: “I cani usano il loro naso, e non gli occhi, per individuare le loro scoperte e hanno più successo di qualunque essere umano. Quando il cane scopre qualcosa, abbaia, si siede e sorveglia ciò che ha trovato con il suo corpo”.

“Ho provato una grande soddisfazione quando il mio Labrador, Alley, ha trovato qualcuno perché ho aiutato quella famiglia a mettere la parola fine a qualcosa di doloroso. Non potevo evitare che quella cosa accadesse, ma comunque ho aiutato”.

Oltre a cercare feriti e recuperare defunti, i cani dell’11 settembre hanno avuto un altro, determinante ruolo: quello di aiutare i superstiti a superare il trauma della tragedia.

Debra Tosch, che lavorò tra le macerie del World Trade Centere con il suo Labrador Abby, racconta: “Quando trovavamo qualcuno, il lavoro di tutti si fermava. Guardavo le lacrime scendere lungo i volti dei vigili del fuoco. Ricordo uno di loro che si chinava ad abbracciare Abby, affondando il viso nel suo collo, dopo che lei aveva trovato il corpo senza vita di un suo collega”.

Molti di quei cani non ci sono più. Alcuni di loro sono morti di tumori rarissimi, come Alley, deceduto per una inconsueta forma di mieloma, che fa pensare che siano stati esposti a qualcosa di fortemente tossico.

Dei circa 100 leali cani da ricerca che lavorarono tra le macerie, solo una dozzina circa era ancora vivi nel decennale dell’evento, lo scorso anno.

Si chiamavano Moxie, Tara, Kaiser, Bretagne, Guinness, Merlyn, Red, Abigail, Tuff, Scout, Hoke. Tutti loro scandagliarono senza sosta le macerie per almeno otto giorni.

I loro occhi sono stati immortalati per sempre da Charlotte Dumas in un libro fotografico intitolato “Retrieved”.

“Ho viaggiato per gli Stati Uniti per ritrarli e incontrare i loro proprietari. Sono tutti cani in pensione e io ho trascorso del tempo con loro, e mi sono fatta raccontare la loro esperienza dai loro famigliari. Denise Corliss, la proprietaria e conduttrice di Bretagne, mi ha raccontato un storia toccante di un vigile del fuoco in mezzo ai calcinacci, e di quanto si commosse quando il cane lo confortò non appena si sedette per riposare un attimo. Anni dopo, durante una cerimonia di commemorazione, quello stesso pompiere riconobbe Bretagne e Denise fu testimone di quel bellissimo incontro. Così ho capito che anche se i cani non potevano trovare persone ancora vive, potevano comunque offrire conforto a chi stava lavorando”.

Continua Charlotte: “Ora quei cani sono anziani e presto non ci saranno più. E i miei ritratti rappresentano il tempo che passa, e mostrano come possiamo trovare conforto in questo, in qualche modo”.

Di seguito, un video tributo a questi eroici cani.

Nelle foto: i cani da soccorso dopo il disastro dell’11 settembre (fonte 1, fonte 2, fonte 3).

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2 Commenti

  1. Ora sono dei dolcissimi vecchietti, che insegnamento grandissimo, ancora una volta gli Animali fanno Scuola di Vita.
    Grazie, veramente!

    Onore e Gloria e Rispetto a questi grandissimi instancabili (bellissimi) Eroi!!! 🙂

  2. Sono stati davvero degli eroi meravigliosi!!! Grandissima ammirazione!!!!

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