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Orso marsicano sul filo del rasoio: ne restano al massimo 50

Quaranta, cinquanta esemplari rimasti al massimo: è questa la drammatica stima relativa all’orso marsicano, orso bruno endemico dell’Italia centro-meridionale.

Questa specie sopravvive ormai a fatica ed è sul baratro dell’estinzione a causa, perlopiù, della mano dell’uomo: bracconaggio, avvelenamento, incidenti stradali e, naturalmente, scomparsa dell’habitat e invasione degli spazi.

L’orso marsicano è ormai confinato, nei suoi pochi esemplari rimasti, nel Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise e secondo l’associazione ambientalista I Lupi dell’Appennino, la sua sopravvivenza corre sul filo del rasoio.

Dichiara l’associazione in una nota riportata da GreenMe: “Abbiamo visto crescere in questi ultimi tempi l’indignazione, lo sdegno, la rabbia popolare contro chi avrebbe dovuto proteggere questa schiva creatura dei boschi e invece nei fatti tende più, a nostro avviso, a giustificare il proprio operato piuttosto che ammettere un clamoroso fallimento”.

Secondo I Lupi dell’Appennino, la responsabilità della pessima gestione dell’orso marsicano è da imputarsi alla nuova gestione del Parco, subentrata a quella storica nel 2002.

Riferendosi al presidente di Federparchi Giampiero Sammuri, l’associazione commenta: “Questo prestigioso presidente nazionale di Federparchi, stimato conoscitore anche di plantigradi, in una nota riferita alla situazione attuale degli orsi marsicani parlava di ottimi risultati nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. O forse si riferiva agli orsi bruni del parco di Triglav in Slovenia, che ormai in sovrannumero sconfinano in Friuli e Austria arrivando fino in Baviera?”.

La conferma della cattiva salute dell’orso marsicano arriva anche dal sempre puntuale Andrea Zanoni, eurodeputato IDV, che ha presentato a tal proposito un’interrogazione parlamentare alla Commissione Europea. L’obiettivo? Denunciare che, negli ultimi dieci anni, il nostro orso è passato da 120 a 50 esemplari al massimo.

Per Zanoni, oltre ai sopraccitati motivi che hanno spinto l’orso sull’orlo dell’estinzione, una concausa è la caccia al cinghiale nei siti europei SIC e ZPS del Preparco, autorizzate dal Calendario Venatorio della Regione Abruzzo, con apertura anticipata al 7 ottobre, “nel periodo essenziale per l’orso per accumulare cibo prima del sonno invernale”.

I Lupi dell’Appennino concludono segnalando che il problema dell’orso, oggi, è la pura e semplice sopravvivenza.

“Con un po’ di umiltà e determinazione, unendo tutte le nostre forze (enti pubblici, associazioni, comitati, singoli appassionati) forse riusciremo a sconfiggere i nemici dell’orso. Ma dobbiamo farlo subito, non pensando ai finanziamenti a pioggia, alle prestigiose pubblicazioni scientifiche, ai riflettori dei media, ma solo a lui, che dal silenzio del suoi boschi, in fondo, non merita una fine così ingloriosa”.

Nella foto: un orso marsicano ucciso dai bracconieri (fonte GreenMe).

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