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Il centro ippico di Ferrara chiude e i cavalli e gli asini rischiano il mattatoio

“In seguito alla dismissione del Centro di incremento ippico di Ferrara, la Regione Emilia Romagna metterà all’asta il proprio patrimonio ippico”.

Queste sono le parole pronunciate dalla consigliera regionale verde, Gabriella Meo, che ora supplica: “salviamo questi animali dal macello”.

Sono improvvisamente diventati di troppo ben diciassette cavalli e due asini di razza romagnola. Diciannove esemplari in tutto di cui quattordici destinati alla “produzione alimentare per il consumo umano”, ossia al mattatoio.

I cavalli che finiranno all’asta appartengono a diverse razze, che spaziano dall’anglo-arabo al bardigiano, fino al tiro pesante rapido.

La Meo ha cercato di intervenire come poteva lanciando un appello all’assessore all’Agricoltura Tiberio Rabboni, e chiedendo di risparmiare una fine tanto orribile ad animali che, per tutta la loro vita, sono stati all’assoluto servizio dell’uomo.

Inoltre, sottolinea la consigliera verde, salvare questi equini non sarebbe così difficile dal momento che “la destinazione da DPA a non DPA può essere cambiata volontariamente in qualsiasi momento dal proprietario. La scelta non comprometterà la vendita degli animali che, nel migliore dei casi, porterà nelle casse regionali solo poche migliaia di euro. Se alcuni resteranno invenduti, poi, già diversi soggetti si sono fatti avanti per adottarli e garantire loro un giusto pensionamento”.

Sul sito Quotidiano.net è possibile persino dare un’occhiata ai cavalli improvvisamente diventati superflui – e messi all’asta, come fossero oggetti e non creature viventi e senzienti. La documentazione è suddivisa in due documenti, il primo recante gli esemplari del primo lotto, l’altro quelli del secondo.

Quelli che in molti considerano già future bistecche sono animali con un nome, una storia, pensieri e ricordi. Si chiamano Mistero, Quarnaro, Universo, Kamikaze, Amaranthus, Arcas, Ares, Campione, Elio, Saddam, Wanouad El Maklouf, Saadun, Unico, Braveur Daviere, Otello, Tango, Primo, Zorro e Sirena.

Non meritano una fine tanto triste, spersonalizzata e sanguinosa.

Foto: repertorio (fonte Flickr).

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