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[DOSSIER] Le notti senza incubi degli ammazza-cani russi

Dormono tranquilli, i dog hunter russi, gli ammazzacani. Come i loro colleghi ucraini, non fanno brutti sogni. Quelli li lasciano agli animali cui danno la caccia, e agli attivisti che cercano di salvarli.

Arriva dal quotidiano Rianovosti la notizia che uccidere un cane, in Russia, costa 30 centesimi di dollaro.

Tutto quello che serve comprare è un salsicciotto e una pastiglia di Isoniazid, una medicina normalmente utilizzata per la tubercolosi. I dog hunter farciscono la carne con il veleno e poi lanciano il boccone ai randagi, che hanno troppa fame per non fidarsi.

Gli ammazzacani poi se ne vanno via tranquilli. La salsiccia fa il suo lavoro e la mattina dopo i resti senza vita di chi l’ha mangiata vengono prelevati dagli addetti alla nettezza urbana.

Secondo gli attivisti per i diritti animali sarebbero un milione i randagi che vivono sulle strade russe. Animali costretti a rovistare nell’immondizia per mangiare o, se sono fortunati, nutriti con qualche avanzo di cibo portato loro da persone compassionevoli.

Il numero dei randagi russi non cala con le uccisioni – esattamente come quello dei randagi ucraini e rumeni – ma al contrario aumenta a causa dell’inciviltà della gente e dall’assenza di una politica di gestione umana del problema (leggasi sterilizzazioni e adozioni) da parte delle istituzioni.

Secondo quanto pubblicato da Rianovosti, in realtà, la politica statale relativa agli animali abbandonati non è neppure molto chiara, ma quello che è evidente è che il lavoro degli ammazzacani viene tollerato con facilità estrema.

I dog hunter decidono quali cani uccidere a loro insindacabile giudizio – e naturalmente anche le modalità di abbattimento, che possono essere crudelmente creative – in maniera non dissimile da quanto accade in Ucraina e in Romania.

È in corso una piccola guerra civile che vede dog hunter contro attivisti, sulle strade russe e su internet. L’unica cosa su cui entrambi gli schieramenti si trovano d’accordo è l’assoluta negligenza del governo nella gestione del problema, che intasca i soldi destinati ai randagi senza mai utilizzarli a loro beneficio.

Intanto, sulla rete, un dog hunter che si fa chiamare Dogmeat (“carne di cane”, un nome che è tutto un programma) dichiara che talvolta riesce ad uccidere fino a venti cani nell’arco di una sola notte utilizzando la sua pistola.

“La cosa fondamentale è non avere paura. E gli adulti possono sforzarsi di non averla”, commenta.

Sarà anche coraggioso, Dogmeat, ma fatto sta che rifiuta di fornire le sue vere generalità per timore di ritorsioni. Di giorno, è un avvocato.

Secondo un altro ammazzacani, Maxim, i dog hunter concretamente attivi tra Russia e Ucraina sarebbero un centinaio – benché sulla rete la loro community raggiunga i diecimila utenti.

“Non mi influenzano le uccisioni”, racconta Maxim, “Ci dormo sopra tranquillamente, senza incubi”.

Dall’altra parte della barricata ci sono gli attivisti per i diritti animali, che cercano di salvare i cani dalle grinfie dei dog hunter, che portano avanti campagne di sterilizzazione e vaccinazione. E che, nei casi limite, fanno la posta agli ammazzacani.

“C’è un gruppo di pazzi in giro che oltrepassa ogni limite”, dichiara l’attivista Svetlana Los, “E bisogna che gli animali vengano protetti”.

Gli attivisti accusano i dog hunter di uccidere senza remore anche animali di proprietà, e di mettere a rischio anche l’incolumità umana con lo spargimento di veleno nelle aree urbane. Più di tutto, li accusano di essere dei sadici.

Una visione confermata dagli stessi dog hunter che, nella loro community, si vantano di aver ucciso crudelmente migliaia di cani a colpi di Isoniazid. Un ammazzacani in particolare dichiara orgoglioso che il suo personale conteggio di morti supera i mille esemplari.

Attualmente, la legislazione russa non punisce i dog hunter, ma esclusivamente i responsabili di maltrattamento di animali che mostrano intenti sadici – una qualità quasi impossibile da provare oggettivamente di fronte ad una Corte. La massima punizione possibile comporta due anni dietro le sbarre.

In molti Paesi dell’Est europeo, i cani senza casa che non finiscono uccisi sulle strade vengono tenuti nei rifugi per qualche giorno. E qui, se non trovano una casa in fretta, vengono eutanasizzati.

In quella che un tempo era l’Unione Sovietica esisteva una task force speciale deputata alla gestione dei randagi. I personaggi che ne facevano parte non avevano il dovere di essere compassionevoli né umani, tant’è che gli animali finivano uccisi a colpi di fucile oppure gassati in camere improvvisate.

Il servizio venne dismesso nel 1991 e il compito di occuparsi dei cani venne trasferito alle regioni, che sono sostanzialmente libere di comportarsi come ritengono opportuno. Nella pratica, questo si traduce nelle eutanasie classiche o in nuovi approcci.

Tra il 2002 e il 2008 Mosca tentò la sterilizzazione dei suoi randagi, con risultati non soddisfacenti adducibili all’esiguo numero di cani trattati. Successivamente, optò per un approccio diverso: chiudere i cani in canile, a vita, col risultato di spendere una montagna di soldi senza risolvere il problema.

Secondo gli attivisti, il nocciolo della questione è che i rifugi per animali di Mosca sembrano piuttosto campi di concentramento. I cani sono detenuti in gabbie sottodimensionate e affollate, e la loro cura è responsabilità di volontari che non riescono, fisicamente, a star dietro a tutto: troppi i cani, e troppo pochi gli attivisti.

Nel distretto moscovita di Kozhukhovo, ad esempio, nove volontari si occupavano da soli di oltre 700 cani. Queste stime si rifanno al 2009 e riconducono anche a strani casi di frode: alcune femmine che il governo sosteneva di aver sterilizzato erano in realtà perfettamente fertili e avevano dato alla luce numerose cucciolate, incrementando il numero dei cani reclusi. Un rifugio statale venne accusato dalla polizia di essersi intascato quasi 300 mila dollari che avrebbero dovuto essere utilizzati per la cura dei cani.

Ad oggi, Mosca ha abbandonato il suo programma di sterilizzazione e rilascio dei randagi, e tollera silenziosamente il lavoro dei dog hunter, senza quasi metterci becco.

Secondo un’attivista russa di nome Margarita, l’unica cosa davvero in grado di aiutare i randagi e di gestirli al meglio sarebbe una politica governativa seria che regoli non solo le sterilizzazioni e i cani, ma anche le modalità di gestione dei cani di proprietà. Nonostante questo, secondo Margarita il problema è tuttavia così marcato che si dovrebbe comunque procedere a numerose soppressioni. Ma non certo con i metodi utilizzati dai dog hunter.

La realtà dei fatti è che le eutanasie di massa normalmente praticate in Russia potrebbero rovinare l’immagine del Paese nel resto del mondo.

Dichiara in proposito Yelena Korneva, dell’Istituto moscovita di Ricerca Ambientale e Urbana: “Il problema non è ecologico ma sociale. Cominciamo con l’essere più puliti con la spazzatura, se ne andranno”.

Che le uccisioni di massa non funzionino lo ribadisce anche il dottor Poyarkov dell’Istituto Servertsov di Ecologia ed Evoluzione, ricordando che le stragi di randagi perpetuate nel 1980, in occasione delle Olimpiadi, non erano servite a nulla: il numero dei cani senza casa si era riassestato nell’arco di soli 12 mesi.

Nelle foto: momenti di vita e morte dei randagi russi (fonte Rianovosti).

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5 Commenti

  1. se fosse per me non dormirebbero bene questi aborti sociali io li ripagherei con la stessa moneta con un bel piatto di salsicce corrette con il lassativo ma in dosi letali da cagare anche l anima perchè questi sono i loro meriti ma non avete mai guardato in faccia un cane?io i miei due li guardo tutti i giorni e vedo tanto AMORE AFFETTO RICONOSCENZAper quello che faccio ma lo faccio volentieri perchè loro assieme a luca mio figlio sono la nostra famiglia

  2. “Rovinare l’immagine del paese nel mondo”??? Stiamo parlando della russia o di un paese civile il cui presidente non è un bastardo infame??? Bisogna possederla un immagine perchè si possa rovinare.

  3. Grazie a voi per tutto il lavoro che fate e l’impegno profuso in favore dei più deboli! Continuate sempre così, giù duro!

  4. grazie johnny per il parere positivo sull’articolo e di tutti i tuoi interventi, sei un pilastro per questo blog.

  5. L’articolo è ben fatto, molto ben documentato.
    C’è un guadagno immenso dalle uccisioni indiscriminate e compiaciute di questi sfortunati animali, purtroppo, anche se non sembra, è così.

    Sparare ad un cane significa uccidere la bontà, la bellezza e l’innocenza.
    Francamente spero che questi aborti siano sterminati totalmente.

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