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Gli amici dell’animalista sbranata dai cani: non avrebbe voluto il loro abbattimento

Rebecca Carey non sarebbe felice di sapere che i sei cani che stava accudendo sono stati abbattuti senza se e senza ma, dopo il ritrovamento del suo corpo senza vita.

È quello che sostengono i familiari e gli amici della 23enne attivista per i diritti animali apparentemente uccisa dai suoi cani negli scorsi giorni, in Georgia, negli USA.

In realtà, al di là delle versioni sensazionalistiche della notizia date da molti organi di informazione, specie nostrani, i fatti relativi a quanto accaduto sono tutt’altro che chiari e la gestione degli animali è stata quantomeno discutibile.

Ripercorrendo i fatti in maniera più obiettiva possibile, quello che si sa è che nei giorni di Ferragosto il corpo di Rebecca Carey è stato ritrovato senza vita all’interno del suo appartamento, che condivideva con cinque cani di proprietà e uno che stava momentaneamente accudendo.

I cani, tutti di grossa taglia – due pitbull, un meticcio di boxer, e tre Presa Canario – sono stati presi subito in consegna da parte del DeKalb County Animal Control e eutanasizzati, tutti, nell’arco di poche ore.

Nel frattempo, il coroner constatava che le ferite mortali sul corpo di Rebecca erano state inferte da un solo cane dei sei uccisi. Cinque cani che nulla avevano fatto per provocare la morte della donna, dunque, sono stati abbattuti senza alcuna investigazione.

La famiglia e gli amici di Rebecca, nonostante il dolore, non concordano assolutamente né con la decisione presa in merito agli animali né con le constatazioni del coroner.

Secondo Jackie Cira, l’amica di Rebecca che ne ha scoperto il corpo, sarebbe infatti assai probabile che la 23enne sia caduta battendo il capo, forse nel tentativo di sedare una baruffa tra i cani.

La Carey era un’addestratrice cinofila con discreta esperienza e lavorava con i cani da quando era bambina. La famiglia, dunque, si dichiara dubbiosa che non sia stata in grado di leggere segnali aggressivi così marcati. Non solo: sottolinea anche che Rebecca era perfettamente capace di valutare il temperamento dei cani che gestiva e che nessuno di quelli in sua custodia aveva mai manifestato tendenze aggressive.

Greg ed Ellen Carey, i genitori di Rebecca, ribadiscono che la vita della figlia era votata ad aiutare i cani senza casa e temono che quanto accadutole distoglierà l’attenzione dagli animali che hanno bisogno di aiuto.

Secondo Jackie Cira, l’abbattimento indiscriminato di tutti e sei i cani è stato inconcepibile e prematuro, soprattutto perché non sarebbe stato difficile determinare chi, tra loro, aveva inflitto le ferite. I cani, tutti di età e taglie diverse, non potevano essere confusi.

Tra gli animali eutanasizzati c’era anche Napoleon, il pitbull che Rebecca definiva “l’amore della sua vita”, e Danai, il Presa Canario di proprietà della stessa Jackie.

Secondo i genitori, Rebecca sarebbe “devastata” di sapere che tutti i suoi cani sono morti.

Il direttore dell’Animal Control Tim Medlin si limita a giustificare la sua decisione di abbattere tutti e sei gli animali parlando di potenzialità: “Non sappiamo quale cane lo abbia fatto ma non possiamo sbagliarci. Non è un errore uccidere un cane che forse potrebbe avere avuto a che fare con questo tipo di ferite”.

“Che forse”, “Che avrebbe potuto”, “Non sappiamo” non sono paradigmi di correttezza. Un’investigazione approfondita avrebbe potuto dare le risposte che a questo caso mancheranno sempre. L’unica certezza che rimarrà, invece, è che cinque cani innocenti e una ragazza che li amava sono morti, senza senso.

Nella foto: Rebecca con uno dei suoi cani, e tre degli animali soppressi senza certezza di colpevolezza (fonte).

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