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Firenze: cane abbandonato alla catena, ci si impicca e lì rimane per giorni

È rimasto lì, sotto il sole, dopo essersi strangolato involontariamente con la catena alla quale era legato, il cane ritrovato dalle Guardie Zoofile dell’ENPA a Firenze.

A riportare la notizia è il quotidiano La Nazione, che racconta di come l’animale, un meticcio di mezza età, debba aver cercato a lungo di chiamare aiuto – senza ricevere alcun soccorso.

Quando è stato ritrovato dai volontari ENPA, era ormai immobile sul tetto della sua cuccia, in pieno sole. La catena che lo teneva legato gli si era stretta intorno al collo in una morsa e lui era morto.

Morto da abbastanza a lungo perché il suo corpo fosse ormai ridotto ad una carcassa disidratata.

La Procura della Repubblica di Firenze ha disposto gli esami necroscopici sui resti del cane, ma si ritiene che la disidratazione abbia giocato un ruolo chiave.

Il fatto è avvenuto tre giorni fa a San Donnino, in un piccolo appezzamento di terreno ma al momento non è chiaro a chi appartenesse il cane rimasto ucciso. Per questa ragione, la denuncia per il reato di abbandono e maltrattamento di animali – aggravato dalla morte – è contro ignoti.

Nessuno, certamente, aveva fatto visita al cane né nei giorni antecedenti alla morte né successivamente, tanto che ad allertare le Guardie Zoofile sono stati alcuni sconosciuti. Passanti che avevano notato la rigidezza delle zampe di quel cane che se ne stava immobile sotto il sole cocente d’agosto, senza cercare di ripararsi dall’afa.

È stato soltanto avvicinandosi al recinto che si sono resi conto che la catena alla quale il cane era legato si era attorcigliata stretta attorno alla rete di recinzione, fino a strangolare l’animale.

Lui se ne stava lì da tempo, con gli occhi semiaperti e fissi sul vuoto e le mascelle serrate, in un vano tentativo di opporsi alla morte. Che era già arrivata, nell’indifferenza e nel silenzio.

È possibile che il cane, “cotto” dal caldo, si sia divincolato febbrilmente cercando di scappare. Magari ha tentato di saltare oltre la recinzione, con il risultato di non riuscire più neppure a muoversi. Non poteva più raggiungere le ciotole, non poteva bere né poteva mangiare. E neppure abbaiare, perché la catena era stretta attorno alla gola, togliendogli la voce.

La sua agonia deve essere stata lunghissima.

Se qualcuno, semplicemente, si fosse preoccupato di lui la tragedia non sarebbe avvenuta.

Nella foto: il cane senza vita (fonte).

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7 Commenti

  1. che fine orrenda… e in solitudine… non ho parole per tanta incuria e indifferenza…

  2. Impiccati ci dovevano rimanere quei miserabili che hanno fatto finta di non sentire ne vedere e quell’assassino del padrone.
    Maledetti, siete solo merda.

  3. ciao silvia, se ne avremo saremo più che felici di condividerle. al momento attuale, abbiamo riportato quello che abbiamo trovato. speriamo ci siano sviluppi dei quali parlare con voi.

  4. Ma… e il padrone dell’appezzamento? O era una installazione abusiva su terreno demaniale? E’ possibile avere aggiornamenti sulle indagini?

  5. non ho piu’ parole per questa gente…possibile che mai nessuno vede?.Mi si spezza il cuore.

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