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[VIDEO] Storia di Cali, il cane morso dal serpente a sonagli

La storia di Cali è una delle preziose vicende a lieto fine di cui abbiamo il piacere di scrivere, di tanto in tanto.

Cali, incrocio Labrador-Shar Pei di 3 anni di età, ha avuto l’immane sfortuna di incontrare un serpente a sonagli e di esserne morsa, rischiando la vita.

Le primissime fotografie del cane a seguito dell’incidente fanno rabbrividire: l’organismo di Cali, in reazione al veleno, aveva letteralmente cominciato a gonfiarsi e il muso sembrava un pallone aerostatico. Il serpente che l’aveva morsa, il crotalo diamantino orientale, è il più grosso dei serpenti a sonagli esistenti ed è uno dei serpenti più velenosi al mondo.

La sorte di Cali sembrava segnata. Normalmente, le vittime del crotalo diamantino muoiono tra sofferenze atroci entro poche ore, anche a causa della massiva produzione di veleno da parte del rettile: circa 450 milligrammi, quando la dose stimata mortale per un uomo si aggira tra i 100 e i 150.

Il fatto che Cali sia ancora in vita, dunque, ha senz’altro un che di miracoloso.

Gran parte del miracolo è da attribuirsi comunque alla sua famiglia, che neppure per un istante ha pensato di smettere di combattere. Hanno adottato Cali due anni fa, i coniugi Schmitt, dopo che era stata abbandonata una prima volta. Il cane, anche all’epoca, non era ridotto bene: portava i segni di una gravissima infezione auricolare e oculare, era vittima di un’infestazione di pulci, aveva i vermi, era affetta da letargia.

L’avevano curata. Cali stava bene, era felice.

Il mese scorso, tuttavia, i suoi proprietari la trovano in stato semicomatoso, abbandonata nel giardino di casa.

“Sembrava svenuta”, raccontano.

Basta poco per rendersi conto che a Cali è successo qualcosa di ben più grave: la sua testa è così gonfia da renderla quasi irriconoscibile. È stata morsa da un crotalo. Un evento che lascia pochissime speranze di sopravvivenza, ma che non scoraggia gli Schmitt.

La famiglia trasporta il cane all’UF College of Veterinary Medicine’s Small Animal Hospital, in Florida. I veterinari lavorano febbrilmente per non lasciarla morire, le sue condizioni sono gravissime.

“Abbiamo iniziato subito a darle grandi dosi di antidoto, di cui fortunatamente avevamo una grande scorta”, spiega il dottor Micheal Schaer, del team veterinario. Ma non è sufficiente. Cali continua a stare male.

“Non riusciva neppure a tenere gli occhi aperti, tanto il muso le si era gonfiato”, aggiunge l’infermiere Carsten Bandt.

Passano molti giorni prima che l’organismo del cane riesca finalmente a reagire. Per lei, è stato necessario un catetere che, dal collo, estraeva di continuo il liquido in eccesso che il suo corpo produceva. Versamento mescolato a veleno letale che riempiva la ferita di Cali.

I medici hanno dovuto somministrarle 21 dosi di veleno, quando in casi simili, e in prognosi meno infauste, ne sarebbero state necessarie al massimo tre.

Cali è sopravvissuta e ora detiene persino il record di fiale antiveleno somministrate ad un unico cane.

Il suo padroncino preferito Zach, di soli otto anni, è andato a trovarla durante tutta la terapia. Le si sdraiava accanto, le baciava il muso. Cali, nonostante il dolore atroce, scodinzolava e combatteva. Per Zach e per i suoi cinque fratelli: i suoi sei padroncini.

“Non c’è modo di misurare quanto veleno le abbia iniettato il crotalo”, dice il veterinario, spiegando che Cali potrebbe essere stata morsa anche più di una volta.

Dopo l’iniziale somministrazione di ben 18 dosi di antidoto, il muso di Cali aveva iniziato a sgonfiarsi. In compenso, nell’area attorno al morso del crotalo la pelle aveva cominciato a marcire. Si trattava di necrosi, una condizione epidermica purtroppo normale nelle vittime di morsi di serpente.

Il dottor Schaer spiega che il veleno ha due obiettivi, per un predatore come il serpente. Il primo è aiutarlo a digerire la preda, mentre il suo tessuto lentamente muore. Il secondo è, naturalmente, paralizzarla.

I chirurghi sono stati costretti ad intervenire su Cali rimuovendo la pelle infetta. Immediatamente dopo, il veleno nell’organismo del cane ha ripreso forza, e le condizioni di Cali si sono nuovamente aggravate. Sono state quindi necessarie nuove dosi di antidoto.

Il conto della clinica veterinaria è arrivato a 16,000 dollari, troppo per gli Schmitt, che si sono rivolti al popolo della rete: attraverso un video su YouTube e una pagina Facebook che raccontava la storia di Cali, hanno chiesto aiuto e l’hanno ottenuto. La cifra donata ha superato ogni aspettativa: 17,000 dollari.

Intanto Cali guariva, finalmente. Le ultime fotografie la mostrano ancora molto provata, ma le sue condizioni generali sono migliorate. Dovrà rimanere a riposo assoluto per almeno altre quattro settimane ancora.

Giovedì scorso, è stata sottoposta ad un nuovo intervento chirurgico al collo: l’obiettivo era suturare la ferita causata dal catetere. Cali deve riprendere a guarire con le sue forze.

D’ora in poi, lo farà a casa: è stata dimessa in queste ore.

Buona fortuna, Cali.

Nelle foto: Cali appena morsa, in cura alla clinica, baciata dal suo padroncino Zach e finalmente tornata a casa (fonte).

Di seguito, il video pubblicato dalla famiglia in merito a quanto accaduto.

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3 Commenti

  1. Dai Cali!!! Tanta fortuna e tanta vita per te!!!

  2. sono diffusi nella zona.

  3. che ci faceva un Crotalo nel giardino degli Smitt????????????

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