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Green Hill, settimana chiave: i beagle stanno per uscire

Potrebbero iniziare già da questa mattina i trasferimenti dei beagle di Green Hill in centri di accoglienza animalisti.

La notizia, di grandissimo rilievo nella questione del sequestro di Green Hill, è stata riportata sull’edizione odierna del quotidiano BresciaOggi.

Secondo l’articolo riportato dalla pagina Facebook di OccupyGreenHill, i cani verranno affidati alle cure di un vero e proprio network di associazioni che si preoccuperanno di garantire loro un graduale e corretto inserimento nella “vita reale”. Solo in questo modo, infatti, si può parlare della normale esistenza di un cane, esperienza mai provata da questi esemplari nati e vissuti costantemente in gabbia, illuminati da una luce artificiale, privati del benché minimo contatto sociale.

I beagle saranno suddivisi e affidati a seconda della loro età e delle condizioni psicofisiche iniziali. Ovviamente, è naturale pensare che la rieducazione di fattrici adulte che hanno trascorso anni in condizioni di deprivazione sensoriale non sia la medesima di un cucciolo nato da pochi mesi.

In ogni caso, ciascuno di questi cani imparerà che la vita non è fatta di sole gabbie, né di capannoni. Entrerà finalmente in comunicazione con il mondo esterno, tanto a livello sensoriale quanto a livello esperienziale.

Proprio di deprivazione sensoriale grave si parla invece relativamente a circa 250 esemplari esaminati dai veterinari incaricati dalla Procura degli accertamenti di rito. I medici parlano di una probabile deprivazione di natura olfattiva causata dall’assenza di contatto non solo con l’uomo, ma con tutto il mondo esterno.

L’obiettivo primario dei prossimi giorni è, chiaramente, quello di svuotare la “fabbrica di beagle”.

Per quanto riguarda invece l’indagine, al momento attuale l’attenzione degli inquirenti è concentrata su due fattori fondamentali: quello dei 400 cani privi di microchippatura e dunque non registrati all’anagrafe canina e quello dei corpi senza vita di circa 100 cani ritrovati nelle celle frigorifere dell’allevamento. Di quest’ultimo particolare avevamo già parlato qui.

È notizia degli ultimi giorni che i cani siano stati uccisi perché non rispettavano gli standard fisici imposti dai laboratori di ricerca: in pratica, erano “imperfetti” per gli esperimenti.

Sarebbe stata la stessa Green Hill a ritenere più rapido ed economico sopprimere gli animali senza troppi complimenti.

L’inchiesta, spinosissima, è stata ulteriormente aggravata dal tentativo, alla fine della scorsa settimana, di hackerare i server dell’azienda. Pare che il tentativo di intrusione informatica provenisse dagli Stati Uniti, Paese dove, tra l’altro, ha sede la Marshall, proprietaria di Green Hill, e si ritiene che l’obiettivo fosse la modifica dei registri societari. Inquinamento delle prove, dunque, fortunatamente intercettato ed impedito dalle forze dell’ordine.

Ma Green Hill non era l’azienda perfetta, impeccabile che nulla aveva da nascondere?

Foto: repertorio (fonte).

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2 Commenti

  1. più che un commento lascia scommento ….!!! vomitevole è poco a dire…

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