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Israele: pecorella si getta in mare per non finire al macello. Graziata

È salva la pecorella che, ospite di una nave attraccata al porto israeliano di Eilat, si è gettata in mare per non finire al mattatoio.

Il fatto, riportato tra gli altri anche da Geapress, mette in luce i lunghi viaggi della morte compiuti dagli animali da carne che partono dall’Australia per arrivare al Medio Oriente. L’episodio di questa pecorella coraggiosa richiama alla mente due fatti di cronaca di qualche tempo fa: la fuga nello stretto di Messina della mucca Teresa (conclusasi con una grazia), e lo scandalo dei macelli indonesiani che perpetrano le peggiori brutalità nei confronti del bestiame importato dall’Australia.

Nel caso di Sahar – così è stata ribattezzata la pecora fuggitiva, un esemplare di sesso maschile – è importante sottolineare che l’importazione degli ovini avviene a causa dell’altissima domanda da parte dei consumatori arabi ed ebrei. Una domanda così alta da essere impossibile da coprire per gli allevamenti locali, costretti a rivolgersi all’estero.

Gli ovini importati arrivano in Medio Oriente dopo interminabili viaggi in nave. Una volta giunti al porto, vengono caricati sui camion e trasferiti al mattatoio per essere macellati secondo le tradizioni kosher e halal, che non prevedono stordimento ma morte per dissanguamento.

Il piccolo Sahar, una volta gettatosi in mare, ha rischiato di affogare: il vello troppo fitto gli rendeva difficoltoso anche solo mantenersi a galla e le sue zampe, che non sono state create per nuotare, mulinavano disperatamente.

A soccorrerlo è stato un coraggioso ragazzino di 14 anni, che si è tuffato in acqua e gli è nuotato incontro. Dopo averlo riportato a riva, il ragazzo ha dovuto scontrarsi con le ire del proprietario, che rivoleva indietro la sua pecora.

Fortunatamente, anche grazie all’insistenza degli altri cittadini presenti, Sahar è riuscito a scampare al mattatoio ed ora vive in un vicino rifugio, un kibbutz. Il suo temperamento particolarmente dolce e mite l’ha reso il beniamino dei bambini del posto.

“Il nostro pensiero è stato che questo animale si meritava la libertà, e che sarebbe stato particolarmente ingiusto lasciare che venisse macellato”, ha dichiarato uno dei soccorritori. Precisiamo che, a nostro avviso, le pecore che non hanno avuto modo di gettarsi in acqua non avevano, in ogni caso, meno diritto di vivere.

Questo fatto di cronaca ha riacceso i riflettori sulla questione delle macellazioni di rituali: animali sgozzati e lasciati a dissanguarsi, perfettamente coscienti di ciò che sta accadendo loro. Gli animalisti australiani hanno ribadito che, ogni anno, milioni di ovini vengono esportati per fare questa fine – indescrivibile in termini di paura e sofferenza. Sulla nave cargo dalla quale Sahar si è lanciato in acqua c’erano migliaia di altre pecore, alcune delle quali già morte prima dell’attracco al porto. Uccise dalla fame, dal caldo, dalla sovrappopolazione, dai malori.

Nelle foto: il salvataggio della pecorella e la nave cargo piena di ovini destinati al mattatoio (fonte Animals Australia).

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