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[VIDEO] Manifestazione contro Green Hill: il resoconto dal corteo

Noi, alla manifestazione di sabato 30 giugno 2012, c’eravamo. Una parte del nostro staff è arrivata a Montichiari alle 15 per andarsene solamente poco prima delle dieci di sera.

Si è trattato di una manifestazione calda, sotto tutti i punti di vista.

Un po’ a causa di Caronte, che non ha dato tregua per tutto il giorno anche grazie ad un sole torrido che non ha mai mollato la presa sui manifestanti, e un po’ per i tafferugli accaduti nei pressi della “fabbrica di beagle” destinati alla vivisezione.

Sui giornali se ne parla, un po’ – nemmeno poi tanto – mentre la televisione sembra pressoché muta ad esclusione di qualche sporadica notizia.

Il nostro è il punto di vista di chi, all’interno del corteo, c’è stato per tutto il tempo.

La manifestazione era gremitissima: la Questura parla di oltre 2500 manifestanti, forse 3000, ma l’impressione era che fossero molti di più.

I pullman arrivavano da tutta Italia e gli attivisti riempivano il piazzale antistante il Palageorge, in via Falcone. Una folla colorata, di persone provenienti da praticamente ogni regione, di ogni età. L’obiettivo, per tutti, era uno solo: dire basta ad una vergogna tricolore protetta da leggi inique, soprattutto nei confronti delle vittime.

La vivisezione, per noi, è falsa scienza che non farà guarire i malati. Anzi.

Poco dopo le quattro del pomeriggio il corteo inizia a muoversi abbastanza compatto lungo le vie di Montichiari.

La città sembra quasi deserta: non sappiamo quanti indigeni siano in mezzo ai manifestanti, ma le case tutt’attorno hanno perlopiù le persiane chiuse o le tapparelle abbassate.

Noi personalmente abbiamo visto solo un signore che si è avvicinato sorridendo al cancello di casa in compagnia del suo cagnolino. Molti attivisti si sono fermati a fargli una carezza.

Per il resto, ci sono rimaste in mente soltanto le veementi “parole” urlate all’indirizzo di un fotografo che si trovava in piedi su un muretto: il signore in questione, proprietario di suddetto muretto, lamentava l’invasione della proprietà privata.

Non appena oltrepassato il cavalcavia che conduce fuori dal centro abitato e in direzione della collina su cui sorge la fabbrica di “cani da sacrificio”, ci accorgiamo subito che ogni via d’accesso diretta a Green Hill è stata transennata.

Già lungo il percorso era risultato evidente che le forze dell’ordine schierate con l’ordine di contenere i manifestanti fossero numerose: vigili, Carabinieri e Polizia di Stato, ma qualcuno parla persino della Digos.

Certo è che dietro le transenne, nella zona industriale di Montichiari, i poliziotti sono schierati l’uno accanto all’altro e indossano la tenuta antisommossa.

I manifestanti applaudono sarcasticamente: bravi, dicono alle forze dell’ordine. State proteggendo la parte sbagliata.

Abbiamo letto in diversi articoli online che i manifestanti avrebbero provveduto a distruggere la rete che, nei pressi di un piccolo canale, delimitava un campo coltivato.

In tutta onestà, a noi è sembrato che quella rete fosse in realtà rotta da tempo, tanto che c’era cresciuta l’edera sopra.

Di sicuro, molti attivisti hanno scavalcato il canale e hanno attraversato il campo per raggiungere i capannoni, disorientando un po’ le forze dell’ordine che forse non si aspettavano un ingresso da quel lato.

La maggior parte dei manifestanti ha preferito fermarsi ai piedi della collina, e lì si è accampata.

Noi abbiamo preferito non attraversare il campo appena coltivato probabilmente da un pensionato che nulla c’entra con tutta questa faccenda, e qualche minuto dopo, ritornando all’imbocco della strada transennata, ci siamo resi conto che le transenne erano state abbattute. A quel punto abbiamo salito la strada pubblica e raggiunto anche noi Green Hill, assieme a tanti altri manifestanti.

È stato di fronte alla recinzione appena rinnovata della fabbrica che sono iniziati i tafferugli. Le forze dell’ordine erano disposte a ventaglio attorno agli attivisti, che hanno subito iniziato un sit-in pacifico di fronte ai cancelli: seduti per terra, mani alzate e vuote.

Per lunghi minuti non è accaduto niente. Poi abbiamo visto le forze di polizia caricare, dopo che un agente in particolare aveva sollevato una ragazza seduta cercando di metterla in piedi in modo sbrigativo.

Un gran polverone, una breve fuga di massa e la carica si ferma. Qualche secondo dopo, una signora e suo marito escono dalla folla. Lei si tiene la testa, e il retro della maglietta è sporco di sangue, come il palmo della mano.

“Va bene così”, ripete mentre si allontana. Le chiediamo cosa è successo. Una manganellata in testa, risponde lei.

Le cariche, in tutto, sono state tre.

Non abbiamo, personalmente, visto alcuna fitta sassaiola partire dai manifestanti ma siamo coscienti che ci fosse, tra loro, qualcuno più arrabbiato di altri. Noi abbiamo visto lanciata nell’aria soltanto una bottiglia di plastica. Vuota.

Di persone con addosso i segni delle manganellate e delle scudate ne abbiamo viste quattro.

Poi gli animi si sono calmati un po’, e gli attivisti si sono riseduti per terra.

Alcuni Carabinieri hanno condiviso con qualcuno le loro bottigliette d’acqua. A noi, uno di loro ha fatto presente con un sorriso che stavamo dimenticando qualcosa per terra. Lo abbiamo ringraziato.

La sensazione era che non tutti fossero d’accordo con il lato della barricata che dovevano occupare. D’altro canto, era evidente che qualcuno fosse più arrabbiato degli altri e non condividesse le posizioni degli attivisti. E che avesse la mano più pesante.

L’ultima avanzata delle forze dell’ordine è stata relativamente calma, ed era finalizzata a spingerci giù dalla collina.

Ci siamo alzati e siamo scesi sulla strada. Non c’era più modo di stare seduti di fronte a Green Hill – qualcuno, dall’alto, aveva ordinato di sgomberare l’area. E così è stato.

Persino il presidio programmato da tempo è stato successivamente annullato.

Le forze dell’ordine hanno filmato tutti i nostri volti da ogni angolazione possibile. Noi non ci siamo nascosti, nulla avevamo da nascondere.

Sappiamo che riguarderanno con attenzione quelle immagini. Siamo altrettanto certi che di reati ne troveranno ben pochi, e di comportamenti violenti ancora meno.

Intanto i cani continuano a morire.

Di seguito, il nostro video sulla manifestazione.

Foto: tratte dal nostro album Flickr sull’evento, che potete visionare qui.

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