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Cane morto nel bidone di catrame. LIDA dichiara: non siamo stati avvisati

Riportiamo a seguire il comunicato stampa rilasciato da LIDA Sezione Regionale Reggio Calabria in merito alla spinosa e dolorosissima questione del cane abbandonato senza aiuti dentro un bidone di catrame.

Del tragico fatto di cronaca avevamo avuto modo di parlare la scorsa settimana, ed era balzata all’occhio da subito l’assoluta inadempienza delle istituzioni deputate al soccorso animale che, di fatto, non hanno mosso un dito per soccorrere il randagio: il cane ha agonizzato per ore prima di morire sotto il sole cocente della tarda mattinata.

“La Lida da sempre impegnata nel settore della difesa ambientale, della tutela dei diritti degli animali e negli interventi di Protezione Civile, fonda la sua azione sull’impegno esclusivo dei Volontari associati, che sempre hanno cercato di dare il proprio contributo nella maniera più adeguata e puntuale possibile.

Le vigenti norme in materia non consentono alla Guardie zoofile, interventi di recupero o accalappiacani, tuttavia l’infinito amore per il mondo animale che caratterizza gli appartenenti all’associazione, ha sempre determinato ogni azione di assistenza nel verificarsi di circostanze anche difficili o laddove le Istituzioni per varie problematiche non potevano adeguatamente intervenire.

Nessuna richiesta di intervento è pervenuta alla sede Lida presso la quale gli Associati sono soventemente presenti, pur tuttavia non dovendo garantire alcun obbligo nelle ventiquattro ore e tantomeno alcun vincolo di reperibilità, non essendo la Lida un Ufficio pubblico o Forza dell’Ordine con dovere di intervento h 24. I volontari espletano la propria attività in via primaria all’esterno della propria sede su tutto il territorio Comunale e Provinciale.

I Volontari Lida sono noti a tutti e visibili con il mezzo di servizio operante in città. In ogni caso, se fosse pervenuta in qualsiasi forma la richiesta o segnalazione, I Volontari della Lida come sempre, si sarebbero attivati pur nei limiti delle proprie possibilità sia materiali operative che giuridiche. D’altronde negli anni di istituzione della sede Lida di Reggio Calabria, i suoi Volontari hanno tentato sempre di essere vicini alle segnalazioni dei cittadini, delle Istituzioni e delle Forze dell’Ordine, e così sarebbe stato se allertati anche nella triste vicenda del cane caduto nel fusto.

Da sempre si è pubblicizzato il recapito telefonico della Lida ma se a quella data e a quell’orario non vi era presenza fisica in sede ciò è dovuto esclusivamente al fatto che la Lida è un’organizzazione su base volontaria con servizi essenzialmente esterni. I Volontari hanno effettuato interventi a tutte le date, di notte, di giorno, festivi, Natale, Capodanno, Ferragosto ogni qualvolta sono stati contattati.

Per dovere di cronaca La Lida non ha alcuna finalità di lucro: gli associati e i volontari non percepiscono nessun rimborso. La Sezione di Reggio Calabria vive con le quote dei soci. Tutti gli interventi, le spese e ogni impegno vengono sostenuti solo ed esclusivamente con lo sforzo dei Volontari. Non si comprende come il nome della Lida debba essere associato a quella parte dell’articolo laddove si legge “… ma vengono contattati vari Enti pubblici (Vigili del Fuoco, Empa, Lida…), ma tra telefoni chiusi in faccia e telefonate alle quali non si riceve alcuna risposta, non c’è nessuno attrezzato per trarre in salvo la bestiola…”.

Tutto questo oltre ad essere moralmente ingiusto per i volontari che sempre si sono spesi per la collettività, è altamente lesivo dell’immagine della Lida, dei suoi legali rappresentati e di tutti i suoi associati, per la tutela dei quali si riservano adeguate legali. Infine, la Lida in tutte le sue componenti, esprime sconcerto, rammarico e profondo dolore per quanto accaduto al povero animale, manifestando la propria vicinanza a tutti coloro che hanno tentato di sottrarlo all’imponderabile sorte non riuscendovi. Nella speranza che venga fatta chiarezza su quanto realmente successo.

Lida Sezione Regionale di Reggio Calabria”.

Aggiornamento: anche ANMVI risponde alla polemica con questo comunicato.

““… in data 16/06/2012 alle ore 12.00 circa venivo contattato dalla Polizia Municipale del Comune di Reggio Calabria che mi comunicava la presenza di un cane in località Sambatello. Giunto sul posto, in presenza di cinque persone del luogo, constatavo che un cane di razza meticcia, mantello fulvo era quasi completamente immerso in un fusto ricolmo di catrame da cui restava libera solamente la testa e parte del torace. L’animale già in deficit respiratorio appariva in grave stato di prostrazione e quasi del tutto privo di risposta neurologica; ho subito provato a estrarlo con i mezzi a mia disposizione ma i tentativi risultavano vanificati in quanto il catrame contenuto nel fusto aveva inglobato il corpo dell’animale solidificandosi ed esercitando maggiore pressione a carico del torace dell’ animale. A questo punto, rendendosi necessari dei mezzi diversi in virtù della succitata solidificazione del catrame, tentavo di rivolgermi telefonicamente ( e dal mio personale telefono cellulare) ai Vigili del Fuoco. Questa chiamata è stata inopinatamente rifiutata, senza darmi possibilità alcuna di esporre l’emergenza in corso. Dunque tentavo di contattare (ancora dal mio personale telefono cellulare) i Carabinieri, componendo il numero di emergenza, e la comunicazione si attivava con una postazione dei Carabinieri di Messina; questi ultimi tentavano, a loro volta, di mettermi in contatto con la postazione Carabinieri di Reggio Calabria con i quali malauguratamente perdevo la linea telefonica. Nel frattempo, e segnatamente nei quindici minuti circa trascorsi in cui mi adoperavo nei suddetti, svariati tentativi telefonici, disgraziatamente il cane decedeva. Solo a questo punto, per quanto previsto dalle normative vigenti, mi occupavo di verificare se il cane de quo fosse contrassegnato da codice identificativo tramite lettore transponder. Constatato che il cane fosse privo di contrassegno identificativo contattavo telefonicamente la Polizia Municipale, comunicavo l’avvenuto decesso del cane e il funzionario mi informava che avrebbe provveduto a richiedere l’intervento della ditta incaricata allo smaltimento delle carcasse.

Il sottoscritto comunica la propria disponibilità per ogni, eventuale, ulteriore delucidazione in qualunque sede.”

Nella foto: il corpo senza vita del cane, rimasto abbandonato per oltre due giorni prima di essere rimosso (fonte).

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6 Commenti

  1. ringraziamo di cuore.

  2. Grazie a voi per avermi ascoltato! Continuate così, a mio avviso state facendo un lavoro ottimo!

  3. salve emilia, essendo l’aggiornamento datato di diversi mesi abbiamo aggiunto una postilla a questo articolo: http://www.all4animals.it/2012/06/25/cane-morto-nel-bidone-di-catrame-lida-dichiara-non-siamo-stati-avvisati/

  4. grazie mille emilia, della precisazione e di aver fornito la fonte. sarà nostra cura pubblicare una notizia in proposito.

  5. Salve, ho trovato anche questo post su Facebook, pensavo potesse interessarvi…

    (https://www.facebook.com/anmvi/posts/297284167034144)
    I GIUDIZI SENZA I FATTI, LE SENTENZE PRIMA DELLE INDAGINI, LE NOTIZIE SENZA LE FONTI, LA CALUNNIA PER LA NOTORIETA’. NON SARA’ IL CASO DI SMETTERLA? QUESTA E’ LA RELAZIONE DEL VETERINARIO DIRIGENTE CHE HA CERCATO DI SALVARE IL CANE DAL BIDONE DI CATRAME

    “… in data 16/06/2012 alle ore 12.00 circa venivo contattato dalla Polizia Municipale del Comune di Reggio Calabria che mi comunicava la presenza di un cane in località Sambatello. Giunto sul posto, in presenza di cinque persone del luogo, constatavo che un cane di razza meticcia, mantello fulvo era quasi completamente immerso in un fusto ricolmo di catrame da cui restava libera solamente la testa e parte del torace. L’animale già in deficit respiratorio appariva in grave stato di prostrazione e quasi del tutto privo di risposta neurologica; ho subito provato a estrarlo con i mezzi a mia disposizione ma i tentativi risultavano vanificati in quanto il catrame contenuto nel fusto aveva inglobato il corpo dell’animale solidificandosi ed esercitando maggiore pressione a carico del torace dell’ animale. A questo punto, rendendosi necessari dei mezzi diversi in virtù della succitata solidificazione del catrame, tentavo di rivolgermi telefonicamente ( e dal mio personale telefono cellulare) ai Vigili del Fuoco. Questa chiamata è stata inopinatamente rifiutata, senza darmi possibilità alcuna di esporre l’emergenza in corso. Dunque tentavo di contattare (ancora dal mio personale telefono cellulare) i Carabinieri, componendo il numero di emergenza, e la comunicazione si attivava con una postazione dei Carabinieri di Messina; questi ultimi tentavano, a loro volta, di mettermi in contatto con la postazione Carabinieri di Reggio Calabria con i quali malauguratamente perdevo la linea telefonica. Nel frattempo, e segnatamente nei quindici minuti circa trascorsi in cui mi adoperavo nei suddetti, svariati tentativi telefonici, disgraziatamente il cane decedeva. Solo a questo punto, per quanto previsto dalle normative vigenti, mi occupavo di verificare se il cane de quo fosse contrassegnato da codice identificativo tramite lettore transponder. Constatato che il cane fosse privo di contrassegno identificativo contattavo telefonicamente la Polizia Municipale, comunicavo l’avvenuto decesso del cane e il funzionario mi informava che avrebbe provveduto a richiedere l’intervento della ditta incaricata allo smaltimento delle carcasse.

    Il sottoscritto comunica la propria disponibilità per ogni, eventuale, ulteriore delucidazione in qualunque sede.”

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