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Lennox: ombre sul processo e preoccupazione per le condizioni del cane

La campagna Lennox Blue Ribbon è iniziata oggi, a livello mondiale, e ne abbiamo parlato esaustivamente questa mattina, in questo articolo.

Ma c’è altro da dire sul caso del cane sequestrato alla sua famiglia e condannato a morte solo perché somigliante a un pitbull, in base alla Breed Specific Legislation.

Questo “altro” riguarda le ombre che gravitano sul processo-farsa che ha determinato, anche al terzo grado di giudizio, l’eutanasia “preventiva” per un cane che non ha mai fatto nulla ma che viene comunque considerato “imprevedibile” per via del suo aspetto. E riguarda la preoccupazione generale per le condizioni psicofisiche di Lennox, di fatto tenuto nascosto alla sua famiglia e al pubblico da oltre due anni, se si esclude qualche sporadica fotografia che, già da sola, la dice lunga sul trattamento riservato all’animale.

Con il polverone sollevatosi nelle ultime settimane a causa dell’ennesimo giudizio di morte, sono tornate anche le giuste e comprensibili richieste in merito allo stato di salute del cane.

Giuste, perché è incomprensibile la motivazione che spinge il Belfast City Council a tenere nascosto il meticcio dal 2010, e comprensibili perché si teme non stia affatto bene: mostrarlo in pubblico sarebbe quindi, quantomeno, una ammissione di colpa del BCC in merito agli abusi fisici e psicologici ai danni di Lennox, di cui da tempo si mormora.

Dal 2010, neppure la famiglia è stata autorizzata a vedere il cane. Mai, neppure una volta. Il livello di segretezza è tale che non è chiaro neppure dove Lennox sia detenuto, per quanto sia difficile credere che nessuno, a Belfast, ne abbia la benché minima idea.

Tanto quanto alla famiglia è stato negato il permesso di vedere il cane (neppure prima dell’eventuale eutanasia, per inciso), altrettanto è stata bocciata la loro richiesta di permettere perlomeno ad un veterinario di visitarlo. Le motivazioni restano ignote, ma di certo tingono di nero la credibilità del Belfast City Council.

Sono stati due gli esperti veterinari che hanno visionato le fotografie e i video girati in canile. Entrambi sono stati concordi nell’affermare che Lennox avesse una brutta ferita ad una zampa – ferita apparentemente mai curata, e un’altra piaga attorno al collo. Quest’ultima è stata probabilmente causata dall’utilizzo improprio del laccio dall’accalappiacani Peter Tallack, uno dei testimoni (e dipendenti del BCC) che ha definito Lennox un cane “imprevedibile”, pur non avendo mai parlato di aggressioni effettive.

Lo stesso Tallack è un testimone del tutto inattendibile, innanzitutto perché alle dipendenze dello stesso Concilio che vuole Lennox morto.

L’accalappiacani, tra l’altro, ha avuto una crisi di nervi nel corso dell’ultima udienza, lamentandosi con il giudice che dalla galleria le persone “lo stavano guardando”.

Come può una corte prendere per buona qualunque cosa quest’uomo abbia da dire, specie in considerazione del suo odio innato verso i pitbull, dei disturbi psicologici che si mormora abbia, e della sua totale mancanza di qualifiche in merito alla valutazione comportamentale di un cane? Resta evidente che una sentenza emessa su queste basi non possa che essere macchiata dal pregiudizio.

Lennox, secondo la North Country Gazette, è così stressato dalla sua lunga detenzione da mostrare un grave caso di alopecia, ossia la pressoché completa perdita di pelo in varie zone del corpo. Resta ben poco, del bel cane dal mantello lucido e curato e gli occhi ingenui ritratto nelle foto diffuse dalla sua famiglia.

Sempre secondo la North Country Gazette, il Belfast City Council e i dipendenti del canile in cui Lennox è detenuto drogherebbero il cane nel tentativo di calmare la sua ansia e apprensione. Certo è che siano state creati condizioni di vita inaccettabili per questo cane, e le parti dovrebbero rovesciarsi: non più Lennox sul banco degli imputati per il suo aspetto, ma i suoi carcerieri. Per crudeltà verso gli animali.

Va anche precisato che la dipendente del canile che ha sbandierato ai quattro venti di essere “terrorizzata” da Lennox (e che però compare in varie fotografie mentre il cane le lecca il viso, come vedete in apertura di articolo), Alexandra Lightfoot, è stata denunciata al Dipartimento della Giustizia per aver dichiarato il falso in corte. Nel corso degli ultimi mesi, infatti, è emerso un video in cui la Lightfoot viene mostrata divertita dal comportamento affettuoso del cane.

Esisterebbero altresì numerose testimonianze di atti di intimidazione ai danni della famiglia di Lennox da parte dei dipendenti del canile: tra questi, il rimanere per ore immobili nel furgone del canile parcheggiato di fronte alla casa dei proprietari del cane, senza alcuna ragione plausibile. Altre accuse riguardano ingiurie e sfottò nei confronti della proprietaria di Lennox, che è costretta a camminare con l’aiuto di un bastone per un grave problema di artrite, e minacce verso i familiari, inclusa Brooke, la figlia 13enne (e disabile) dei Barnes. Quella per cui Lennox fungeva da cane da terapia.

Se queste accuse fossero comprovate, testimonierebbero il vile atteggiamento intimidatorio tanto da parte del canile quanto da parte dell’istituzione che rappresenta, il BCC.

La credibilità dei dipendenti del canile in cui Lennox è rinchiuso è seriamente minata, e comunque stiano le cose richiederebbe immediatamente un’investigazione approfondita e imparziale.

Il Dangerous Dog Act, quello che ha permesso il sequestro di Lennox e la sua condanna a morte, è attualmente in revisione. La corte ha deciso però di non tenere in considerazione neppure questo, visto che non applica alcuna esenzione al caso di Lennox. Sarebbe più che un delitto uccidere un cane che, pur non essendo un pitbull, è stato soggettivamente definito tale – e perdipiù in un momento in cui questa legge iniqua e razzista è sul punto di essere rivista.

Il mondo si interroga sui retroscena di questa vicenda che sembra avere la connotazione di vendetta personale più che di giusta sentenza. Di certo, un cane innocente non può morire per le bugie e la corruzione di qualcuno, non può morire in un vero e proprio atto criminale atto a coprire l’errore di un’istituzione.

La storia di Lennox non appartiene più soltanto all’Irlanda del Nord. Appartiene al mondo intero.

Nella foto: Alexandra Lightfoot “terrorizzata” da un “crudele” Lennox.

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2 Commenti

  1. DOBBIAMO PROMETTERE AI SUDICI LEGISLATORI CHE METTEREMO SUBITO A MORTE OGNI IRLANDESE DEL NORD CHE INCONTREREMO, SOLO PER IL FATTO DI ESSERE TALE.

  2. basta prendersela con i cani multate i padroni qui in italia sono piu civili della america ….anche a me il mio cane un maltese ,,,e scattato verso un pittbul al guinzaglio se il mio va arrompere le balle certo che la reazione e di difesa i cani non fanno distinzioni tra grandib o piccoli ..la peggio l avuta il mio …ma tornando alennox non e questo si e visto che e un cane benadestrato e docile ….e un puntiglio di un giudice che odia i cani li in America fanno subito facile la pena di morte e ora di piantarla BASTAAAAAAA LIBERATE SUBITO LENNOX

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