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[VIDEO] Storie dal Ponte: Target, il cane eroe soppresso per sbaglio in canile

La storia di Target richiama all’attenzione generale il problema, annoso, dei rifugi “kill” americani. Gli Stati Uniti, nonostante numerosi passi avanti in direzione di una politica anti-soppressione, possiedono ancora un altissimo, imbarazzante numero di rifugi per animali che procedono a sopprimere gli esemplari in sovrannumero. Sani, malati, giovani o vecchi poco importa: gli animali che non vengono adottati entro un determinato periodo vengono soppressi.

La storia di Target si colloca proprio in questo quadro.

Target era un cane eroe che aveva salvato la vita ad alcuni soldati americani nel corso di un attacco esplosivo portato avanti da un suicida, in Afghanistan. L’animale è stato eutanasizzato “per errore” in un canile dell’Arizona.

Il fatto avvenne nel novembre del 2010.

Target, una femmina di incrocio pastore tedesco, apparteneva al sergente Terry Young, di stanza nella Guardia Nazionale americana, ma era stata accalappiata come randagia fuori dal suo giardino, nell’area di Phoenix.

Il cane era diventato così famoso grazie al suo atto di eroismo da finire persino in televisione, in una delle trasmissioni televisive più seguite d’America, l’Oprah Winfrey Show.

Dopo essere stata accalappiata, Target venne trasportata al Pinal County Animal Care di Case Grande. Un paio di giorni dopo, venne confusa con un altro cane in lista soppressione da uno dei lavoranti. L’uomo estrasse Target dalla sua gabbia, la trasportò nella sala veterinaria e lì procedette alla sua eutanasia.

Nel frattempo, il tenente Terry Young era alla disperata ricerca del suo cane scomparso. Aveva contattato diverse radio locali, pubblicato annunci in rete, chiamato i giornali. Quando arrivò al canile di Case Grande, Target era già stata uccisa.

“Sono totalmente distrutto e sto cercando di non crollare, per me e per la mia famiglia”, dichiarò l’uomo in una comunicazione a Channel 5, che diede la notizia in televisione.

“Mio figlio, che ha 4 anni, non riesce a capire cosa è successo a Target e continua a chiedermi di toglierle il veleno e di portarla a casa. Non vuole che vada da Dio”.

Interpellata in merito all’accaduto, la direttrice del canile Ruth Stalter dichiarò che “apparentemente il dipendente aveva fallito nell’esecuzione della procedura corretta”. Parole secche, impersonali, che non rendono un grammo della sofferenza di un cane prelevato e ucciso senza alcuna ragione plausibile.

Ovviamente, iniziarono le investigazioni sull’operato del dipendente che materialmente aveva proceduto all’eutanasia di Target.

Qualche giorno dopo la tragedia, la Stalter decise che un approccio più soft sarebbe stato maggiormente condiviso e pubblicò una dichiarazione sul sito web del rifugio: “Mi fa male il cuore per quanto accaduto. Sono stata io personalmente a dover dare la notizia al proprietario del cane e alla sua famiglia ed è comprensibile che siano sconvolti. Quello che è successo è inaccettabile e nessuna famiglia dovrebbe essere privata del suo compagno animale perché le procedure non vengono seguite. Lavoriamo alacremente per riunire i cani con i loro proprietari. Quando si tratta di praticare eutanasie, ci sono procedure molto precise da rispettare. Secondo le mie investigazioni preliminari, il nostro dipendente non le ha seguite”.

Target non aveva il microchip, quindi la sua identificazione non era stata possibile.

In questa storia molto, molto triste, tutti sembrano avere responsabilità ad eccezione del cane, che era uno dei tre animali “premiati” quell’anno per aver salvato la vita dei soldati in Afghanistan.

Inoltre, Target era un’ex randagia che era stata trovata proprio nella zona del conflitto, assieme agli altri due cani eroi, Sasha e Rufus. I soldati li avevano adottati come loro e i cani avevano ripagato il favore la notte dell’11 febbraio 2010, quando un intruso era penetrato nel campo con l’intenzione di farsi saltare in aria.

Sasha, Rufus e Target (che è ancora raffigurata nella foto del profilo del suo proprietario, in Facebook) avevano iniziato ad abbaiare e a morderlo, impedendogli di entrare nelle tende dove dormivano i soldati. L’uomo si era allontanato e si era fatto esplodere ai margini del campo, ferendo cinque persone. Grazie all’intervento dei cani, non ci furono altre vittime umane.

Sasha, che era troppo vicina all’attentatore, era ferita così gravemente che dovette essere soppressa. I soldati riuscirono a portare negli States soltanto Rufus e Target.

Nessuno avrebbe mai immaginato che quest’ultima, dopo essere sopravvissuta alla guerra, sarebbe stata abbattuta per errore in una città che ancora non aveva approvato canili no kill.

Addio Target.

Nelle foto: Target, il cane protagonista di questa storia, da sola e poi assieme al suo compagno Rufus, un altro cane eroe (fonte).

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7 Commenti

  1. sono proprio dei coglioni chi ha fatto questa legge e quelli che la mettono in atto. ma non hanno un bricciolo di pietà per queste povere bestioline che .li portano ad ammazzare e loro gli fanno anche le feste? dovrebbero morsicarli ma dove dico io sti pezzi di merda.e bastardi

  2. oggi gli umani mi fanno sempre piu schifo. Ma non si potrebbe eutanasiare quelli che fanno certe leggi e altri che non le modificano e non vietano queste cose???? Sarebbe il massimo!!!!

  3. Certo che il mondo è proprio una grossa montagna di MERDA!
    BEI FIGLI DI PUTTANA!

  4. per errore!!??

  5. Io non mi capacito……aveva forse un percentuale sui cani soppressi quella merda????
    fai del bene agli umani e ti ripagano così 🙁 🙁

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