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Cannes: Brad Pitt ricorda a tutti quanto brutale è la macellazione

Brad Pitt non è solamente uno dei più celebri attori degli ultimi vent’anni, ma anche un personaggio pubblico particolarmente interessato agli animali. Tanto da essere un famoso vegan – con buona pace della compagna Angelina Jolie, ritornata alla bistecca (senza grandi metamorfosi alla sua magrezza estrema, peraltro).

Ospite al Festival di Cannes per la presentazione della sua ultima pellicola Killing Them Softly, l’attore americano ha approfittato del red carpet per richiamare l’attenzione sulla brutalità della macellazione degli animali.

Partendo dal presupposto che nel mondo vi sia troppa violenza, Pitt ha tenuto a precisare di non riferirsi solo ai film, ma più specificamente alle situazioni di quotidiana brutalità cui troppa gente sembra essersi desensibilizzata totalmente. Al punto da considerarle normali.

“La violenza è sicuramente una parte accettata del mondo malavitoso. Ho fatto più fatica a recitare il ruolo di un razzista che quello in cui dovevo sparare in faccia a qualcuno”, ha spiegato Brad Pitt, “Ma voi non avete mai visto macellare una mucca? Quello è ancora più brutale. Viviamo in un mondo davvero violento”.

Un’ottima stoccata, apparentemente stridente con i lustrini e le paillettes della Croisette, eppure così vera. Gli allevamenti intensivi, le macellazioni, i trasporti degli animali dalla prigione al mattatoio, la sofferenza delle oche destinate al foie gras sono tutte orribili banalità quotidiane che non turbano a sufficienza, di cui non si parla a sufficienza. Nascosti dietro muri di vetro e porte chiuse, gli animali urlano in silenzio.

Nella foto: Brad Pitt (repertorio. Fonte).

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3 Commenti

  1. pasquale calce

    Nessun commento diretto, desidero solo rendermi partecipe del pensiero espresso da Stella Cervasio, nonchè rilevarne il tratto profondo e partecipato. Grazie Stella.

  2. stella cervasio

    Grazie Brad. Leggevo ora in La scienza del male, l’empatia e le origini della crudeltà di Simon Baron-Cohen (Cortina editore) che ad alcuni ebrei i nazisti tagliarono le mani e le riattaccarono capovolte. La sofferenza ha una sola voce, anche se parla lingue diverse. Ma solo la conoscenza, la testimonianza, del dolore sensibilizza contro il male fatto dagli uomini ad altri uomini o ad altri esseri viventi. Tutto va divulgato, e purtroppo anche mostrato. E il dolore sarà sempre più dentro di noi, ma forse poi potrà uscire fuori e liberarci.

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