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San Francisco, troppi coyote. I cittadini: uccideteli. Le istituzioni: convivete in pace

San Francisco: una città che prende il nome da San Francesco, e che cerca di portarne avanti gli insegnamenti. Anche a dispetto dei suoi cittadini.

Nella cittadina americana vi sono 180 mila cani padronali, un numero imprecisato di randagi e tanti coyote. Troppi, per i cittadini, che li vorrebbero catturati e soppressi.

I coyote si sono fatti più baldanzosi e, considerata la perdita di habitat e la necessità di trovare qualcosa con cui sfamarsi e luoghi in cui nascondersi, hanno deciso di popolare i parchi cittadini. E qualche volta anche i giardini privati.

I cugini selvatici dei cani si sono trasferiti dalla California del nord a San Francisco nel 2004, e nel corso degli anni si sono riprodotti e fatti più numerosi.

Ora i cittadini gridano ad una presunta emergenza coyote, anche se non vi sono state aggressioni. La loro presenza è più che sufficiente, sembra, per indispettire molti.

Le autorità cittadine, tuttavia, non sono propense alla cattura e all’abbattimento degli animali e chiedono che gli abitanti di San Francisco imparino la tolleranza e la convivenza pacifica con i coyote. Sono dell’opinione che i cani padronali e i loro lontani parenti possano trovare il modo di vivere nella stessa area senza infastidirsi a vicenda.

Di diverso avviso è gran parte della gente, che vorrebbe soluzioni più drastiche – diciamo pure definitive.

Dice Rebecca Katz, responsabile del Centro di Controllo per gli Animali cittadini: “Gli abitanti di San Francisco stanno ingigantendo il problema, creando un clima di isteria generale. Non vogliono cogliere il messaggio che è possibile coesistere pacificamente con la vita selvatica locale. Basta adottare alcuni accorgimenti, come tenere i cani al guinzaglio in modo che non si avvicinino troppo alle tane dei coyote che, da aprile ad agosto, proteggono i loro piccoli appena nati e sono particolarmente vigili”.

Atteggiamento più che comprensibile condiviso da praticamente qualunque genitore si trovi a dover difendere la sua prole.

Per calmare l’isteria generale di una cittadinanza che si vede “privata dei suoi spazi”, senza ricordare di aver a sua volta rubato l’habitat a qualcun altro, è nato anche il Progetto Coyote, una organizzazione privata che ha come scopo proprio l’educazione della popolazione alla convivenza con i cani selvatici.

“Di solito la reazione impulsiva a problemi di questo tipo, che coinvolgono animali selvaggi, è intrappolate e uccidete. Ma bastano semplici accorgimenti”, dichiara l’organizzazione, “come appunto il guinzaglio. Gli animali sono naturalmente per trovare un equilibrio pacifico”.

Anche qui, nulla da ridire: soltanto l’uomo è maestro nel distruggere sistematicamente tutto ciò che non gradisce.

Qualcuno, tra la cittadinanza, va controcorrente e si oppone allo sterminio dei coyote. Matt Orrick, proprietario di un piccolo meticcio con il quale passeggia almeno due volte al giorno nell’importante Golden Gate Park, dice di avvistare regolarmente i cani selvatici e di non essere affatto preoccupato: “Non mi hanno mai infastidito, né dato alcun tipo di problema. Tengo il cane al guinzaglio e tutto fila liscio”.

E noi lo speriamo, che tutto continui a filare liscio – soprattutto per gli incolpevoli coyote. Dopotutto, al mondo non ci può essere spazio sempre e soltanto per l’uomo.

Nella foto: un coyote a San Francisco (fonte). Questo specifico esemplare venne ucciso a fucilate lo scorso anno.

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