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Il silenzio spettrale dentro Green Hill. Parla un’attivista

Lei è una degli attivisti arrestati e poi rilasciati a seguito del blitz a Green Hill, nel corso dell’ultima manifestazione del 28 aprile scorso.

La donna è una 39enne residente a Ferrara che, considerate le accuse a suo carico, non potrà tornare a Montichiari.

Dentro Green Hill ci è entrata. E racconta che a sconvolgerla non è stato l’arresto, non sono stati i due giorni di carcere a Brescia, quanto piuttosto il silenzio spettrale che regnava all’interno del lager per beagle più famoso d’Italia. Ha visto faccia a faccia le centinaia e centinaia di cani chiusi in gabbia, nei corridoi senza luce, ed è un’esperienza che non potrà dimenticare.

“C’erano file interminabili di cellette lungo corridoi bui e maleodoranti”, racconta. “Non ho visto recipienti con acqua. Molti cani avevano tagli lungo tutta la pancia che arrivavano fino al collo, come se fossero stati appena operati”.

E poi quel silenzio lungo un’eternità, grande un’eternità.

“Non si è levato nemmeno un rumore. Nessun animale ha abbaiato. Nemmeno un guaito. È stato straziante. Come è possibile che un cane non reagisca con spavento, curiosità o rabbia in una situazione del genere? Cosa è successo?”.

Già, cosa succede esattamente dentro Green Hill? Cosa, oltre alla “produzione” di “carne da laboratorio”?

Investita in pieno da tutto quel dolore, la 39enne si è girata per uscire. Non aveva alcun cane in braccio. Ha sbattuto contro un carabiniere, che l’ha arrestata comunque.

Ora, da casa, esprime tutto il suo sdegno per quanto visto e quanto sperimentato di persona: “Qualcuno deve intervenire, le istituzioni devono attivarsi. Non è giusto che mettano le manette ai polsi di chi voleva liberare quei poveri animali e si lascino i cani dentro le gabbie”.

Quei cani dentro le gabbie e le loro condizioni, in un luogo che, paradossalmente, è stato definito “a norma di legge”.

Cani suturati fino al collo: a norma di legge.

Animali rinchiusi in un capannone buio e puzzolente: a norma di legge.

Beagle prodotti in serie come portacenere e destinati ad essere sottoposti alle sevizie peggiori, col beneplacito di una parte della scienza: a norma di legge.

“Quel silenzio spettrale a cui ho assistito non lo dimenticherò mai”, dice la donna. E buona parte dell’Italia non dimenticherà Green Hill, e continuerà a combattere.

Intanto, anche Anonymous prende di mira la fabbrica di cani di Montichiari, con un comunicato pubblicato sul loro blog ufficiale. Gli hacker condannano fortemente l’attività della struttura, e la vivisezione in generale, definendola una “pratica immonda che lede il diritto alla vita agli animali con l’aggravante della tortura”.

Il gruppo manifesta poi la sua totale solidarietà ai manifestanti arrestati lo scorso 28 aprile: “Vogliamo manifestare la nostra vicinanza e gratitudine ai manifestanti che il 28 aprile 2012 hanno sottratto alcuni beagle reclusi nel lager dell’azienda Green Hill ad una morte atroce. E chiediamo che il Presidente della Repubblica in persona conferisca ai dodici liberatori arrestati e di recente rilasciati una onorificenza al valor civile additando la loro azione come un esempio da seguire”.

Foto: repertorio (fonte).

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2 Commenti

  1. ho letto gli articoli citati e sinceramente non sono del tutto contraria alla sterilizzazione umana….. e tutto il resto….. scusate se la penso così

  2. Ciao,

    se dal punto di vista animale mi pare che si possa essere tutti d’accordo, vi segnalo due articoli per approfondire la questione Green Hill dal punto di vista umano:

    http://www.tnepd.com/2012/dietro-la-vittoria-a-green-hill

    http://www.tnepd.com/2012/la-verde-collina-del-complotto

    T

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