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L’assurda storia di due cani vaganti in autostrada

Questa è una testimonianza di prima mano che parla di solitudine, abbandono, pericolo e soccorso. È di prima mano perché vissuta da attivisti del nostro gruppo nella giornata di ieri.

Lo scorso venerdì 27 aprile due di noi erano in autostrada, diretti verso Venezia. Poco dopo l’uscita di Desenzano del Garda, al chilometro 250 circa, vediamo sulla corsia di emergenza due cani vaganti – letteralmente a pochi centimetri di distanza da automobili e mezzi pesanti – tutti rigorosamente in transito ad alta velocità. I cani si vedevano benissimo da ogni corsia ed era altrettanto evidente la loro condizione di pericolo, eppure non si era fermato nessuno.

Accostiamo dunque alla prima piazzuola di sosta disponibile, col cuore in gola e la fretta di chi sa di dover far qualcosa subito, perché la situazione non è solo pericolosa, ma anche potenzialmente mortale.

Uno dei due cani è un simil-spinone bianco, di taglia grande, il pelo sporco e stopposo e un’evidente infezione a un occhio. L’altro, un meticcio di taglia medio piccola, marrone. Stanno venendo nella nostra direzione e noi scendiamo dall’auto con l’intenzione di fermarli e portarli via dal pericolo.

Mentre uno di noi cerca di attirare la loro attenzione allontanandoli dalla carreggiata, l’altro telefona al 113. Risponde la Polizia di Brescia. Segnaliamo che ci sono due cani vaganti, e l’operatrice ci passa immediatamente la Polizia Stradale. Risponde un agente, che si fa spiegare la situazione, il posto esatto dove ci troviamo e ci dice che manderà subito una pattuglia.

I cani, intanto, si avvicinano ma sono disorientati, spaventati e palesemente diffidenti. Proviamo ad attirarli con del cibo e lo spinone sembra il più fiducioso dei due, ma l’altro è così agitato da trasferire una sensazione di ansia così marcato che, infine, nessuno dei due arriva neppure a portata di mano.

Nel frattempo camion e auto ci sfrecciano accanto, sfrecciano accanto ai cani e al massimo suonano il clacson: non si ferma nessuno. Nessuno accosta per aiutare o chiedere se abbiamo bisogno di qualcosa.

I cani sono così vicini che ci rendiamo conto che indossano collare e medaglietta, entrambi. Dalle condizioni in cui sono ridotti sembrano randagi, ma è evidente che non lo sono. Sono sporchi e bagnati e viene da domandarsi da dove arrivino.

Scappano via, molto – troppo – vicini alla corsia più a destra dove le auto continuano a passare a tutta velocità. Ci mettiamo le mani nei capelli. 

Poi si infilano sotto il guard rail e spariscono nelle sterpaglie a lato dell’autostrada. Mentre uno di noi aspetta le forze dell’ordine sulla piazzuola di sosta e tiene d’occhio la strada, l’altro scavalca il guard rail e si infila nelle sterpaglie, tra rifiuti di ogni genere, cercando di capire dove siano finiti i due cani. Dove siano scomparsi e, soprattutto, da dove arrivino.

Quella zona dell’autostrada è, da quel lato, affiancata da vasti campi coltivati a grano, recintati alla bell’e meglio. A distanza di un paio di chilometri ci sono alcuni casolari. I cani, i collari, le medagliette, il pelo stopposo, i casolari e i campi: l’idea è che gli animali, completamente abbandonati a loro stessi, arrivino proprio da quelle cascine. 

L’attivista che si era infilato tra le sterpaglie cercando di rintracciarli scopre un condotto che dai campi porta alla strada. L’acqua, nel condotto, è bassa, sporca e fangosa. Gli animali erano bagnati, dovevano essere per forza passati da lì. Rischiando di spaccarsi l’osso del collo scavalca una recinzione e spunta su una strada provinciale, si addentra nei campi: nulla, spariti. 

Torna indietro, verso la macchina. Nel frattempo alla piazzuola di sosta è arrivato un furgone della viabilità stradale con tanto di lampeggianti accesi e una pattuglia della polizia stradale: quattro persone in tutto. Dei cani non c’è più traccia.

Parliamo di quanto avvenuto con gli agenti e gli addetti alla viabilità: sono gentili, disponibili, si addentrano anche loro tra le sterpaglie per dare un’occhiata. Non c’è più nessuno da catturare, nessuno da soccorrere, almeno per il momento. Sono tutti cortesi ma anche rassegnati: ci raccontano che ricevono chiamate del genere almeno una volta al giorno, e che arrivano sempre. Certe volte i cani sono già spariti. Altre volte, rare, riescono a bloccarli – e allora chiamano l’ASL veterinaria e gli addetti al canile di zona, dove vengono subito ricoverati gli animali. Il più delle volte, tuttavia, l’unica cosa che resta da fare è raccogliere i resti dei cani investiti.

Chiediamo se accade spesso, che gli animali muoiano in quel modo. Quasi tutti i giorni, ci risponde l’ausiliario al traffico, e non è un bel vedere. Ci racconta anche che quando provocano un incidente e causano danni alle vetture, spesso e volentieri gli automobilisti si preoccupano solo del meccanico da pagare. Nessuno, quasi mai, si preoccupa dei cani rimasti uccisi.

Non si tengono così i cani, diciamo noi. È vero, rispondono loro, i cani andrebbero tenuti al sicuro. 

Gli agenti di polizia stradale ci confermano che lasciare gli animali abbandonati in quel modo, e permettere che siano un pericolo per sé stessi e per gli altri, è un reato. Ma anche che è quasi impossibile risalire ai proprietari, perché gli animali recuperati, vivi o morti che siano, nella maggior parte dei casi non hanno né collare, né medaglietta, né tantomeno microchip. Gli addetti alla viabilità aggiungono anche che catturare un cane vagante in autostrada è un compito difficilissimo e molto rischioso: “Non sai mai bene cosa devi fare. Se li spaventi saltano in mezzo alla strada, rischi che vengano investiti. Se non fai nulla finiscono investiti lo stesso”.

Ci scusiamo con gli agenti di pattuglia per averli fatti correre lì per niente, visto che non abbiamo avuto tempo per bloccare fisicamente i cani. E li ringraziamo. Loro ci dicono che non importa, che tutti dovrebbero fare come noi, e concludono con un “grazie a voi”. Una frase semplice, ma che scalda il cuore in un’Italia fin troppo menefreghista e indifferente alla sorte delle altre creature.

Ce ne andiamo col cuore un po’ pesante e la speranza che i cani siano tornati verso le loro cascine, o verso i campi. Augurandoci che non ritornino più a transitare in mezzo a vetture che sfrecciano a 130 chilometri all’ora. Pregando che il nostro intervento, per quanto minimo, li abbia salvati dalla morte. È l’unica cosa che ci resta da pensare.

Ringraziamo, di cuore, tutte le forze dell’ordine coinvolte in questo episodio: sono stati serissimi, tempestivi e molto precisi. La pattuglia è arrivata sul posto in circa dieci minuti. Per loro, voto 10.

Voto zero, invece, agli automobilisti che hanno visto cani e persone in assoluta difficoltà e non hanno fatto neppure cenno di fermarsi. E, naturalmente, ai proprietari degli animali, completamente indifferenti alla sorte di quelle due creature che sono costrette a correre lungo una corsia di emergenza per trovare qualcosa da mangiare.

Foto: repertorio (fonte). Poliziotti americani soccorrono un cane in autostrada.

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Un commento

  1. Sto male, sto leggendo queste pagine e ho la nausea. Questi sarebbero “uomini”, “esseri umani”? Mah! Chi fa del male ai più deboli è la vera bestia!

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