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Ratti brutti e cattivi? No, empatici e solidali

Demonizzati da sempre, bistrattati, sterminati senza pietà né ripensamento, i ratti si stagliano netti nelle prime posizioni tra le specie più odiate dagli esseri umani. Considerati brutti, sporchi, cattivi, aggressivi e pericolosissimi, sono vittime da secoli di una serie di convinzioni profondamente radicate e spesso e volentieri neppure vere.

Per molti, empatia e solidarietà sono caratteristiche esclusivamente umane. Per secoli persino la scienza è stata di questa opinione. Ma con la modernità è diventato chiaro che la vita emotiva non interessa solamente gli animali umani.

Oggi come oggi, sono in pochi a meravigliarsi della solidarietà che intercorre tra i primati, o scoprendo che tutti gli animali provano dolore e amore.

Di recente è stato pubblicato sulla rivista Science il risultato dell’ennesima (e tutto sommato inutile) ricerca con protagonisti i ratti. Il test era finalizzato a definire se esistessero comportamenti di sostegno reciproco tra individui della stessa specie. Se, in pratica, questi animali provassero un’emozione come l’empatia.

L’esperimento prevedeva di imprigionare un ratto all’interno di un tubo di plastica, collocato all’interno di una seconda scatola nella quale vagava libero un altro esemplare. Questo secondo ratto era l’unico in grado di attivare il meccanismo di apertura del tubo.

I ricercatori hanno valutato che i ratti fuori dal tubo mostravano tutti un alto tasso di agitazione cercando di interagire con il compagno imprigionato. Dagli esperti, questo atteggiamento è stato denominato “contagio emotivo”, ossia la stessa forma di empatia già osservata nell’uomo e in molte altre specie animali.

Ai ratti liberi c’è voluto qualche giorno per indovinare l’esatto funzionamento del meccanismo che teneva prigionieri i loro compagni, ma una volta compreso l’hanno immediatamente e ripetutamente attivato – di fatto manifestando la volontà di vedere i loro amici liberi. Anche in questo caso, gli scienziati sottolineano che questo comportamento è la manifestazione di un livello di empatia complesso e avanzato che non si riteneva possibile nei roditori.

L’ipotesi è stata ulteriormente confermata al posizionamento, nel tubo, di un topo imbalsamato. In questo caso l’esemplare libero non mostrava alcuno stress e tantomeno interesse. L’ultimo esperimento ha riguardato il mettere l’animale libero di fronte ad una scelta: mangiare oppure liberare l’amico. Anche in quest’ultimo caso, tutti i ratti hanno dapprima liberato i loro compagni con i quali hanno poi diviso il cibo.

Di quanti esseri umani si potrebbe dire lo stesso?

Nella foto: un momento dell’esperimento (fonte).

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