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Escalation di violenza contro gli animali in Kuwait

È in corso una vera e propria escalation di violenza contro gli animali in Kuwait, così inarrestabile da costringere i volontari a parlarne pubblicamente. 

Nadia Al-Kandari, attivista per i diritti animali, e la fotografa Claudia Farkas Al-Rashoud hanno recentemente discusso in merito ai problemi degli animali nel Paese: combattimenti clandestini, violenza nei mercati, avvelenamento massivo dei randagi, importazione illegale di fauna selvatica, abbandono di animali domestici. 

Il veleno viene sparso per i parchi con l’obiettivo di ridurre il numero di randagi. Il risultato è una quantità di cani e gatti in agonia, che muoiono dopo sofferenze lunghe e atroci.

Dice Al-Rashoud: “Molta gente ci dice: perché sprecare tante energie per gli animali quando ci sono persone in difficoltà? A queste persone rispondo in due modi. Prima di tutto, abbiamo il dovere morale e religioso di aiutare gli animali e in secondo luogo, perché mai non si può aiutare tutti?”. 

La religione musulmana, specifica la volontaria, incoraggia la compassione per gli animali e non certo la crudeltà nei loro confronti, nell’insana convinzione che siano creature impure. 

In Kuwait, l’educazione degli attivisti nei confronti della cittadinanza si fonda principalmente sullo scardinamento di credenze religiose fortemente radicate. Tra queste, in particolare, quella che vuole gli animali immondi, sporchi e persino malvagi.

Secondo gli animalisti, questa percezione può dare il via ad episodi di crudeltà. In realtà, precisano, da un punto di vista religioso la compassione è sempre incoraggiata.

“Il Corano include la storia di un uomo che andò in paradiso per aver dato dell’acqua ad un cane randagio. Inoltre racconta di una donna che venne punita per non aver aiutato un gatto”, aggiunge Al-Rashoud, “La compassione verso gli animali è incoraggiata e ricompensata. L’Islam parla molto del benessere animale”. 

In merito ai passi da muovere per migliorare la situazione nel Paese, le sue idee sono molto chiare: “Il primo passo è l’educazione. I bambini devono imparare da piccoli chi sono gli animali e come vanno trattati. Il Kuwait è una nazione giovane, l’attitudine sta cambiando ma bisogna continuare a combattere”.

Uno dei problemi più seri nel Paese è quello dei combattimenti tra cani. Esiste persino l’abitudine di farvi assistere i bambini, quasi fosse un vero e proprio spettacolo. Quasi fosse divertente.

“Si tratta di un atto estremamente crudele ed è sbagliato che i bambini vengano esposti a qualcosa di così brutale e sanguinoso. Ci sono leggi contro la violenza sugli animali, ma è difficile che vengano applicate. Inoltre non c’è informazione in merito a cosa fare in casi del genere. Non ci sono mai state punizioni. Una, forse, sarebbe già un forte deterrente”.

In tutto il Kuwait le organizzazioni a difesa degli animali sono soltanto due, la KS Path e PAWS. Poche, ma piuttosto supportate, dal momento che riescono a sopravvivere grazie alle donazioni – il Governo non destina loro alcuna sovvenzione.

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2 Commenti

  1. vedere il terrore di questo povero cane mi sconvolge.. in un paese ricchissimo fanno rabbia che usano tanto violenza, senza che l’europa non li faccia vergognare…

  2. il giorno che Dio dirà a suo figlio Gesù di venire sulla terra salverà solo l’ ànime innocenti compressi gl’ animali lasciando solo i merdosi a sofrire le pene del male fatto ,e m’ auguro che sìa il più presto possibile !

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