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Turchia: violenza sui volontari che accudiscono i randagi

Manuela Wroblewki, tedesca impegnata in operazioni di attivismo animalista in Turchia, è finora stata insultata, minacciata e persino picchiata mentre cercava di nutrire i cani e i gatti randagi della cittadina turca di Avsallar. 

La donna però non si perde d’animo e continua a combattere per gli animali dimenticati, che emergono dalle ombre e che corrono felici ai suoi piedi per un po’ di cibo. Lo fa nonostante corra rischi in prima persona.

“Mentre facevamo il nostro giro, siamo incappati in un cane randagio pelle e ossa. Aveva un brutto taglio sul collo e sangue che gli usciva dall’orecchio destro, oltre che numerose ferite”, spiega Manuela al sito Care2. “Soltanto un quarto d’ora dopo, ci siamo trovati di fronte il corpo senza vita di uno dei gatti di cui mi prendevo cura. Era un micio affettuosissimo e sono rimasta scioccata a vederlo ridotto in quel modo”.

“Sara, la nostra veterinaria canadese, ha sollevato il suo corpo senza vita e ha visto che il gatto era stato mutilato di un occhio. Crede che sia stato prima seviziato, poi avvelenato e infine abbandonato a morire”.

“In fondo alla strada c’era un complesso residenziale dove otto gatti avevano sempre vissuto pacificamente, fino a che una donna tedesca non li aveva presi a sassate, allontanandoli. Ora che non sanno più dove stare sono confusi e spaventati, seminascosti sotto una catasta di immondizia, a bordo strada. Quando ci siamo fermati per nutrirli, si sono arrampicati sulle nostre gambe per riposarci in grembo, tanto cercavano un minimo di conforto”.

“Sempre durante lo stesso giro, abbiamo trovato un altro cane randagio che zoppicava vistosamente. Abbiamo informato del fatto il mio veterinario e in questi giorni cercheremo di prendere sia lui, sia il cane ferito. E sempre questa mattina ci siamo trovati a dover gestire il caso di una gattina tricolore che era stata usata come pallone da calcio da alcuni bambini. Sputava sangue. Anche lei verrà esaminata oggi”.

In Turchia, come in molte altre parti del mondo, il movimento per i diritti animali non ha ancora minimamente attecchito. Non è insolito che i randagi vengano avvelenati, picchiati a morte oppure uccisi in modi che è difficile immaginare per una persona normale. La situazione è assai complicata.

I volontari stranieri che lavorano sul territorio turco fanno il possibile per informare ed educare la gente del posto, ma il loro timore è che qualunque atto finalizzato ad aiutare gli animali sia la miccia che farà scattare una nuova ondata di violenze.

L’unica speranza sono le nuove generazioni che, se educate precocemente, potranno davvero fare la differenza.

La maggior parte dei cani salvati in Turchia vengono adottati all’estero, in Paesi dove la consapevolezza dei diritti animali è più marcata.

Se volete scoprire di più sul lavoro di Manuela e dei volontari come lei, questa è la pagina Facebook che mostra le loro vittorie e le loro tragedie. 

Nella foto: una gattina nella cittadina turca di Avsallar.

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3 Commenti

  1. “L’unica speranza sono le nuove generazioni che, se educate precocemente, potranno davvero fare la differenza.”

    L’unica speranza è l’estinzione della razza umana! Non ci meritiamo di vivere su questo meraviglioso pianeta e di condividerlo con le sue creature.

  2. IL MAL’ E’ RADICATO NELL’ ANIMO UMANO ,NELLE BESTIE UMANE ED IGNORANTI PUTREFATTI SENZA CERVELO ,HANNO L’ ANIMO COSI SPORCO CHE SI LA PRENDONO CON CHI E’ PIU FACILE PRENDERE ,IO A QUESTE NAZIONE COSI BASE DI SPIRITO LI BOICOTEREI …BOICOTAGGIO DAL MONDO INTERO,

  3. antonio gargiulo

    ci mancavano all’appello questi turchi incivili. sono nella UE? cacciamoli

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