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[VIDEO] Storia di Emmanuel, il cucciolo sepolto nel muro

Il piccolo Emmanuel, nella foto, ha iniziato la sua vita in un vecchio appartamento di San Juan, a Porto Rico. Viveva in un paio di stanze al piano più alto del palazzo, in una sorta di soffitta, tagliato fuori dal mondo, la sua vita privata delle gioie semplici fatte di passeggiate al parco o riposini al sole.

Emmanuel iniziava ogni giornata con la gioia e l’eccitazione tipica di ogni cucciolo e ogni giorno le sue speranze venivano infrante mentre si ritrovava a piangere per la fame, a fare pipì per terra e a cercare le attenzioni di chiunque lo circondasse. 

Il suo dolore e la sua confusione sono diventate inenarrabili dopo che, a seguito di un litigio tra i proprietari dell’appartamento, è stato preso, trasportato in una stanza da letto e infilato in un buco nel muro, sul fondo di un armadio. 

Il buco si collegava al misero spazio tra i tavolati interni della casa. 

La famiglia umana di Emmanuel lo ha lasciato così per due settimane, senza mai controllare neppure se fosse ferito o morto. Per due settimane, notte e giorno, Emmanuel ha guaito come a dire: “Non sono morto, non ancora!”, cercando di richiamare l’attenzione del mondo. 

Le persone entravano e uscivano, e nessuno di loro si fermava ad ascoltare le sue suppliche.

Oggi i residenti del palazzo parlano della questione in maniere discordanti: c’è chi dice di essere stato convinto che i lamenti del cucciolo fossero soltanto la suoneria di un cellulare, e c’è chi confessa di non essersi intromesso perché non voleva problemi.

Il concetto di fondo è che nessuno, per due settimane, ha fatto qualcosa per Emmanuel. Nessuno ha cercato di capire dove fosse, nessuno ha fatto domande, nessuno ha perso il sonno. 

Poi, finalmente, dopo quindici giorni, una donna ha avuto un risveglio di coscienza e si è presentata di fronte all’attivista per i diritti animali Miriam Solainne. Le ha raccontato del piccolo. 

Miriam ha reagito subito, guidando verso il palazzo. Ha suonato il campanello, è entrata nell’appartamento e ha tirato Emmanuel fuori dal buco nel muro. Se lo è stretto addosso. Lui era completamente ricoperto di morsi di formiche, disidratato e semi-incosciente. 

Miriam non sapeva neppure se sarebbe riuscito a sopravvivere, ma non era disposta a mollare. Ha utilizzato un cucchiaino da caffè e sciroppo d’acero per riequilibrare gli zuccheri di Emmanuel mentre aspettava che la clinica veterinaria di San Juan aprisse.

Mentre il cucciolo veniva ricoverato, Miriam si è rivolta a All Sato Rescue, una organizzazione non profit che si occupa dei randagi di Porto Rico. Per Emmanuel sono stati raccolti fondi. 

La permanenza del cucciolo presso la clinica veterinaria è durata oltre un mese, ma Emmanuel è sopravvissuto. Lentamente, piano piano, attaccandosi disperatamente alla vita.

Il suo primo giorno senza flebo.

La sua prima ciotola di croccantini.

La sua prima camminata sull’erba.

“L’ho chiamato Emmanuel perché aveva tutti i motivi per morire, eppure ha combattuto per la sua vita”, dice Miriam, “A volte ne vale la pena, anche quando non hai altro che quella”.

Il piccolo Emmanuel e il suo spirito indomabile hanno colpito molto la comunità animalista internazionale che ogni giorno, un po’ ovunque nel mondo, si trova a combattere abbandoni, abusi, crudeltà, indifferenza. Il network di Harmony Fund ha utilizzato proprio il piccolo Emmanuel come testimonial del commovente video che vi proponiamo e che mostra in una carrellata di occhi, musi, zampe, code tutti i salvataggi di questi giorni. 

Potete guardare questo video con il cuore felice, perché ciascuno degli animali che vedrete è, una volta tanto, stato messo in salvo.

Nella foto: Emmanuel al momento del salvataggio. Qui, altre foto del piccolo.

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7 Commenti

  1. stammati.gennaro

    PENA DI MORTE

  2. l’uomo il cancro folle e crudele del pianeta terra

  3. ma io mi chiedo se questi mostri sono capaci di fare questo ad un cucciolo indifeso…sarebbero capaci di farlo anche ad un umano???…probabilmente si!!!

  4. non ho potuto fare a meno di piangere quando ho visto lo stato di quel povero cagnolino quando è stato tirato fuori dalla prigione che gli avevano destinato i suoi carnefici, e poi vedere la felicità con cui scodinzola e e l’affetto con cui cercava il contatto con l’essere umano. Nonostante tutto. Non si può non piangere: per lui, ma anche per noi. Per fortuna gli esseri umani non sono tutti uguali. FORZA EMMANUEL!

  5. Terrificante la crudeltà di alcune persone ma x fortuna ci sono anche persone splendide come quelle del video

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