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[VIDEO] Inizia la mattanza pasquale: oltre 700,000 gli agnelli da sgozzare

Pasqua, la festa della pace, della rinascita. Ma non certo per gli agnelli – di Dio o meno. Saranno oltre 700,000 i cuccioli sgozzati per finire sulle tavole degli italiani, come “da tradizione” (barbara e inqualificabile).

La mattanza è iniziata proprio in questi giorni e le vittime saranno non solo gli agnelli, ma anche i capretti. Questi piccoli, nati soltanto da qualche settimana, creature senzienti che hanno appena aperto gli occhi sul mondo, verranno passati a fil di lama per finire nei ristoranti e nelle cucine dei privati.

E allora la Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente, la FIDAA, lancia un appello: lasciateli vivere. Non pasteggiate a base di carne d’agnello o di capretto. Questi sono i giorni in cui gli animali vengono condotti al mattatoio, condannati a morte senza colpa.

“Una tradizione crudele e superata, che non ha alcun fondamento in prescrizioni religiose. Si toglie la vita ad animali in tenera età, ancora lattanti. Ci auguriamo che gli italiani non cadano in questa trappola e, come stanno facendo da anni in misura sempre maggiore, si orientino verso un menu vegetariano”.

Continua la FIDAA: “Mangiare carne di capretto o agnello a Pasqua non è una tradizione cristiana né tantomeno un obbligo. Semmai un’anacronistica usanza sempre meno seguita, che alimenta un mercato in lento declino, il quale comunque ogni anno costa la vita a circa 4,5 milioni di animali in tenera età”.

OIPA commenta: “La maggior parte di questi agnelli proviene dai Paesi dell’Est perché i prezzi sono più bassi. Subiscono quindi la sofferenza del trasporto senza soste, senza cibo e senza acqua”.

Tutte le associazioni animaliste italiane fanno muro contro un’usanza che gronda sangue, letteralmente. ENPA presidia le piazze – nella giornata di ieri c’è stato un presidio a Milano, OIPA ha optato invece per una scenografica marcia funebre.

LAV si unisce all’appello e parla di un “menu pasquale davvero di pace” e propone ricette cruelty free.

Che, credeteci, possono essere scelte non solo per le ricorrenze pasquali, ma ogni giorno. 

Per darvi un’idea di come avviene la macellazione di un agnello, riportiamo questo interessante passo tratto dal blog TestaDiCavolo.

“Uccidere un agnello o un agnellino da latte significa macellare una vita di pochi giorni: la retorica della morte prematura, che accompagna ogni evento tragico che coinvolga piccole vittime, in questo caso è perfettamente calzante. Se vi è capitato di assistere all’uccisione di un agnello, sapete bene che quasi tutti i sensi vengono interessati dalla percezione della morte.

L’agnello, appena tolto alla madre da cui, in qualche caso, riceve ancora il latte e non ha mai brucato l’erba (gli esperti della gastronomia ritengono questo un fattore determinante per la qualità della carne!), viene condotto nel luogo dove sarà macellato senza fare resistenza: gli ovini sono animali per natura docili e quelli appena nati lo sono ancor di più.

A questo punto, per tranquillizzarlo, qualcuno lo accarezzerà sulla testa e sul dorso: magari questo qualcuno, nell’immagine della famigliola che abbiamo ipotizzato, è un bambino, che sente al tatto la morbidezza dell’agnello, che sembra uno di quei mille peluche che prendono polvere nel sua stanzetta. Intanto i grandi preparano tutto per il rito, ma l’agnellino non ci bada: è tranquillo, si sente coccolato.

Poi arriva qualcuno a portarlo via e gli lega una zampina con una corda: l’agnello ancora non si allarma, in fondo è abituato alle corde. Poi, d’improvviso, viene issato a testa in giù ed è in quel momento che, pur non avendo neanche un mese di vita, capisce tutto e inizia a belare. E’ un grido disperato, di chi è terrorizzato dall’incertezza di cosa gli stia accadendo e dalla percezione di un tradimento da parte di chi credeva lo avesse accolto con le migliori intenzioni.

Quindi si avvicina qualcuno alla sua gola con un coltello e gli trafigge la giugulare: il belato diventa acutissimo, l’agnello inizia a scuotersi e a perdere molto sangue, che schizza un po’ dappertutto. Il suo grido è incredibilmente simile al pianto di un bambino e forse in qualcuno sorge la considerazione che quello che si sta facendo è drammaticamente simile a un infanticidio. L’odore del sangue e della morte che sopravanza invade le narici di tutti i presenti; la vista è catturata dal volto dell’agnello che si spegne piano piano, l’udito dal grido di dolore che va lentamente sfumando.

L’agnellino è morto. Il suo cadavere sarà sezionato con cura da mani abili con i coltelli e i migliori tagli della sua carne saranno subito destinati alla cottura, proprio come si faceva tanti anni fa: le ricette sono svariate e gli altri ingredienti ne plasmeranno il sapore, rendendolo appetitoso. Ma, se si gusta con attenzione, nessuna cottura e nessuna spezia potranno mai eliminare il sapore di morte dalla carne.

Buona Pasqua a tutti!”.

Già, buona Pasqua. Dopotutto la morte è un problema solo per chi muore.

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