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Tra tassidermia e cattivo gusto, ecco gli artisti odiati dagli animalisti

Non c’è solo Katinka Simonse, nella lista nera degli artisti detestati dagli animali. I performer che utilizzano gli animali come “oggetti scenici” o “funzionali” (sempre e comunque contro la loro volontà, sia chiaro), sono purtroppo numerosi e a questa fonte ne abbiamo trovata una piccola lista. Secondo ARTINFO nella Top Ten che vi presentiamo a seguire sono inclusi anche pezzi che, a causa del malcontento del pubblico, hanno finito con l’essere sospesi.

1. Enrique Gomez De Molina: Tassidermia Ibrida Esotica, 2012

Il risultato lo vedete nella foto in apertura. Nel dicembre 2011, lo scultore americano Enrique Gomez De Molina si è dichiarato colpevole di aver trafficato illegalmente con parti di animali protetti e in via di estinzione al fine di utilizzarli nelle sue sculture surreali di tassidermia ibrida. Molti degli animali erano ancora vivi quando lo scultore li acquistava, e venivano appositamente uccisi prima della consegna. All’inizio di quest’anno l’uomo (non viene propriamente naturale, a chi scrive, definirlo artista) è stato condannato a venti mesi in una prigione federale.

2. Amber Hansen: i polli da sacrificare, 2012

Di lei avevamo parlato in questa news. Quest’artista americana, peraltro sovvenzionata dalla Fondazione Andy Warhol, era intenzionata a “richiamare l’attenzione sulla crudeltà animale” (sic) attraverso l’installazione The Story Of Chickens: A Revolution. Peccato che la performance prevedesse che il pubblico interagisse con delle galline vive che poi sarebbero state macellate davanti ai loro occhi e servite per cena. All’artista è stato proibito di esibirsi.

3. Robert Rauschenberg: Aquila Calva, 1959/2012

L’installazione di Rauschenberg “Canyon”, datata 1959, è una delle sue più famose: si tratta, in buona sostanza, di un dipinto dal quale pende un’aquila calva impagliata. Peccato che le aquile calve siano protette. Vendere questa “opera d’arte” legalmente risulta dunque impossibile.

4. Wim Delvoye: i maiali tatuati e poi scannati, 2011

Il tatuatore Wim Delvoye è diventato famoso (o famigerato, a seconda dei punti di vista) perché tatua maiali vivi con disegni di ogni tipo. Si potrebbe già discutere sull’etica di una tale azione, sebbene gli animali siano sedati durante il “trattamento”, ma quello che infuria di più è che, a seconda della richiesta del cliente, gli animali vengono poi scannati, scuoiati e la loro pelle tatuata rivenduta come “oggetto d’arte”.

5. Damien Hirst: Butterfly Bike, 2009

Damien Hirst, artista controverso, costruì nel 2009 per il ciclista Lance Armstrong una bicicletta con vere ali di farfalla. Le farfalle vennero allevate specificamente per la bici: Hirst voleva che le ali fossero vere e catturassero la luce in un modo che qualunque artificio non poteva simulare. Secondo Hirst, Lance Armstrong apprezzò la bicicletta.

6. Adel Abdessemed: Animal Death Matches, 2008

L’artista algerino Adel Abdessemed si ritrovò sotto tiro delle associazioni animaliste internazionali per ben due volte nel solo 2008. Prima a causa dell’esibizione “Don’t Trust Me” al San Francisco Art Institute, che venne infine cancellato a seguito delle proteste: mostrava un video in cui numerosi animali (un cavallo, un bue, un cervo, una capra, una pecora) venivano uccisi a colpi di mazza nelle fattorie messicane. Il mese successivo,  il suo video “Usine” fece nuovamente scalpore: mostrava un gruppo di animali che includevano pitbull, galli, serpenti, topi, tarantole, iguana e scorpioni, che venivano chiusi all’interno di una stanza insieme e che venivano abbandonati ad uccidersi l’un l’altro.

7. Huang Yong Ping: Il Teatro del Mondo, 2007

Nel 2007, alla Vancouver Art Gallery, l’artista franco-cinese Huang Yong Ping presentò la sua installazione “Theatre Of The World”, ossia una gabbia in cui erano contenuti, insieme, numerosi serpenti, lucertole, scorpioni e insetti. PETA impose ad un veterinario di valutare l’opera, e si scoprì che era stata creata per far sì che animali normalmente abituati a non convivere venivano forzati in un ambiente comune al fine di aumentarne l’aggressività.

8. Guillermo Vargas: Street Dog, 2007

Guillermo Vargas, artista della Costa Rica, dichiarò di aver creato la sua esibizione “Exposition No.1” incatenando un cane randagio al muro di una galleria e poi lasciandolo morire: l’obiettivo era attrarre l’attenzione su un fatto di cronaca che aveva visto un rapinatore ucciso dai cani poliziotto mentre gli agenti guardavano. L’installazione di Vargas creò sgomento per la sua evidente crudeltà nei confronti del cane, e portò ad una petizione che mirava ad ottenere una denuncia per maltrattamenti e la rimozione dell’artista dalla Biennale delle Honduras del 2008. Attualmente esistono ancora controversie in merito alla reale origine del cane e al suo trattamento prima e durante la mostra, oltre che sulla sua fine.

9. Marco Evaristti: pesci rossi nel frullatore, 2000

Nel 2000, l’artista cileno (ma naturalizzato danese) Marco Evaristti creò l’installazione “Helena” per la sua mostra al Trapholt Art Museum di Kolding, in Danimarca, durante il quale il pubblico era invitato ad attivare dieci frullatori in cui erano contenuti pesci rossi vivi. Un visitatore uccise due pesci e il direttore del museo Peter Meyer venne multato. La multa venne tuttavia in seguito revocata dalla corte danese che sostenne che, dal momento che i pesci erano morti quasi istantaneamente, la loro soppressione si poteva definire “umana”.

10. Tom Otterness: un cane ucciso a fucilate (1977)

Lo scultore di Brooklyn Tom Otterness è attualmente molto famoso per le sue sculture giocose, cartoonesche, ma gli attivisti per i diritti animali non dimenticano il suo passato. Recentemente, il suo contratto per realizzare alcune nuove sculture a San Francisco è stato annullato a causa delle proteste: nel 1977, Otterness adottò un cane dal canile, lo legò ad una staccionata e infine lo ammazzò a fucilate per realizzare un cortometraggio.

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