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USA: storia di Joey, cane a due zampe, mutilato e poi adottato

Sebbene lui non ci sia più, quella di Joey è una storia a lieto fine. Questo incrocio tra un levriero e un labrador ha attraversato una fase della sua vita in cui ogni giorno era un inferno. In cui era un reietto, un dimenticato, un orrore da cui bisognava allontanarsi. Ha dovuto trascinarsi sulle sue due uniche zampe per raggiungere le braccia aperte dell’essere umano che aveva deciso di amarlo.

Nel 2006, il precedente proprietario di Joey aveva deciso di punire il cane perché aveva scavato nel giardino, e lo aveva fatto tranciandogli di netto le due zampe anteriori all’altezza del gomito. 

Alcuni mesi dopo, fu la signora Connie Martin, residente nella cittadina di Holt, a scoprire la storia di Joey e a vederne una fotografia in cui stava sollevato sulle due uniche zampe rimaste. Il cane sembrava un canguro. 

La Martin conviveva, all’epoca, con altri due labrador e non aveva intenzione di adottarne un terzo. Ma Joey era il classico cane affetto da un handicap troppo grande per non spaventare a morte la maggior parte degli adottanti. E infatti nessuno si era fatto avanti, per lui.

Riuscì ad entrare in contatto con qualcuno che aveva accesso al cane, all’epoca detenuto in un canile del Michigan, e si rese disponibile all’adozione.

Le recapitarono a casa un cane sporco, privato di qualunque gioia di vivere, di qualunque emozione.

“Non sapeva come si faceva a giocare, non sapeva come comportarsi. Lo portarono qui senza un giocattolo, senza cibo, né acqua”, ricorda la Martin, “Lo guardai e gli dissi: nessuno ti farà più del male”.

Connie Martin diede a Joey la vita migliore che quel cane abusato e mutilato potesse mai pensare di avere. All’inizio di febbraio di quest’anno, Joey è venuto a mancare, e Connie ha reso pubblica una lettera in cui rende omaggio al “cane che nessuno voleva”. 

“Feci fabbricare un carrellino per lui, nel 2008. Lui lo odiava. Un anno dopo passammo alle protesi, ma non gli piacevano neppure quelle. Era felice così com’era”.

In casa, Connie fece tutte le modifiche necessarie perché Joey fosse il più possibile a suo agio. C’erano rampe all’ingresso per aiutarlo a rientrare dal giardino, e tappeti un po’ ovunque perché Joey aveva difficoltà a muoversi sul pavimento.

La Martin preparò un giubbotto salvagente per lui e lo portò a nuotare a Crystal Lake: “Andava come un treno nell’acqua. Quanto gli piacque quel giorno al lago”.

La donna aggiunge: “Lo mettevo in una sorta di carrello e lo portavo a spasso, in modo che potesse guardare il mondo. E lo prendevo in braccio se voleva annusare un altro cane”.

Eppure, l’attività preferita di Joey era quella di dormire in braccio alla sua umana. Forse pensava a quanto era stato fortunato, nonostante tutto. La Martin ancora oggi si meraviglia di come il cane fosse ben disposto e gentile nei confronti della nostra specie, che gli aveva fatto tanto male. 

“Joey se n’è andato il 2 febbraio”, scrive Connie nella sua lettera d’addio, “Non poteva più muoversi. Dovevo prenderlo in braccio, portarlo dentro e fuori. Dovevo sollevarlo per metterlo sul divano, e nella sua cuccia. Tutto quello che voleva fare era starmi in grembo e guardarmi negli occhi. L’ho tenuto stretto così mentre moriva”.

Nella foto: Joey.

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8 Commenti

  1. :'( io avrei tagliato le gambe e le braccia a quell’essere schifoso che lo ha ridotto così …ma come si può concepire e fare una cosa del genere? queste sono menti malate e pericolose:(

  2. SEI UNA DONNA MERAVIGLIOSA!!! SONO COMMOSSA!! GRAZIE A TUTTE LE PERSONE CHE AMANO INCONDIZIONATAMENTE GLI ANIMALI E CHE LI AIUTANO E LE DANNO AMORE E CALORE

  3. l’ amore verso la vita ha portato questa donna prendere un’ essere vivente in dificoltà senza guardare com’era, li ha dato l’ affetto smisurato del qualle aveva bisogno ,bravissima!!!

  4. Povero teso
    ro, mutilato per punizione…non riesco a crederci!!!

  5. Che cosa si può dire? Sto ancora piangendo…

  6. MERAVIGLIOSA……

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