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Thailandia: associazione denuncia bracconaggio, le portano via 103 animali

Vendetta: questa potrebbe essere la motivazione dietro al furto di 103 animali in una riserva dopo che l’associazione che la gestisce aveva denunciato episodi di bracconaggio nella zona.

L’associazione di soccorso thailandese-australiana Wildlife Friends Foundation Thailand aveva qualche giorno fa denunciato l’uccisione o il prelevamento dal territorio, da parte dei bracconieri, di numerosi cuccioli di elefante nel Paese.

I testimoni di quanto accaduto parlando di numerosi animali – incluse specie protette come la tigre che vedete medicata nella foto in apertura – siano stati feriti durante il raid, durato quattro giorni, nella riserva dell’associazione. Raid che ha visto coinvolti un centinaio di uomini appartenenti alle forze dell’ordine thailandese, armati fino ai denti e con il volto coperto da passamontagna.

Impossibile pensare ad una casualità, dal momento che l’aggressione segue di pochi giorni la denuncia da parte del Wildlife Friends Foundation Thailand.

Il presidente dell’associazione, Edwin Wiek, aveva dichiarato che metà degli elefanti stanziali nei territori turistici tailandesi sono illegalmente prelevati dal territorio quando sono cuccioli, spesso e volentieri da parte di bracconieri che, per catturarli, uccidono a sangue freddo le loro madri o membri del loro clan che cercano di proteggerli.

“Direi che tra 100 e 250 elefantini sono catturati in questo territorio ogni anno”, aveva sostenuto coraggiosamente Wiek, un tedesco che lavora da anni per proteggere gli animali abusati della Thailandia.

Aveva poi aggiunto che di norma i cuccioli vengono venduti ad intermediari che li torturano con l’intento di addestrarli, per poi rivenderli ad operatori turistici al prezzo di oltre 7000 dollari ad esemplare. E aveva concluso con un colpo di coda difficile da digerire, affermando che chiunque supporti un turismo di questo tipo è corresponsabile della morte e della tortura di questi animali.

Lo staff della riserva dichiara di essere stato spinto, strattonato, abusato e addirittura sputato addosso dalle forze dell’ordine thailandesi durante il raid della scorsa settimana, durante il quale un quarto degli animali salvati è stato portato via a forza. Molti erano sanguinanti e scioccati.

Uno degli animali sequestrati era il macaco Spartacus, che era stato salvato dal centro dopo essere stato torturato con scariche elettriche, investito da una macchina e ferito da alcuni cani. Un animale con ferite così gravi da causare l’amputazione di un braccio. 

“Ci sono voluti tre uomini per immobilizzarlo nella rete e dieci minuti di lotta”, racconta disperato lo staff, “Potevi vedere la paura, la confusione e l’ansia nei suoi occhi”.

Il destino degli animali sequestrati non è chiaro: “Ironicamente, molti dei nostri animali sono stati salvati proprio da questi orribili centri governativi”.

Tra gli animali rubati (perché di questo si tratta) vi sono orsi, macachi, gibboni, civette, leopardi.

“Non ci daremo pace fino a che ciascuno di loro non sarà ritornato a casa”, dichiara ora l’organizzazione. La scusa per il sequestro è stata che l’associazione non era stata in grado di provare da un punto di vista documentale la legalità della detenzione degli animali. Lo staff sostiene che le forze dell’ordine non hanno dato loro la possibilità di mostrare alcun documento.

Nella foto: una tigre ferita viene medicata dallo staff della riserva.

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