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Gli animali di Fukushima sterminati dall’indifferenza

Nonostante tutte le promesse di salvataggio e gli immani tentativi da parte dei volontari animalisti provenienti da tutto il mondo, gli animali vittime della catastrofe nucleare giapponese di Fukushima sono quasi tutti morti.

Secondo il rapporto della CNN, c’è solo silenzio alle soglie della zona rossa – ossia quella ad altissimo pericolo di contaminazione, nella quale è vietato entrare. Quest’area di venti chilometri di raggio è letteralmente disseminata di cadaveri di animali di ogni genere.

Dopo lo tsunami del 12 marzo 2011 erano stati ben pochi gli animali soccorsi e messi al sicuro.  La maggioranza di essi era diventata una vittima trasversale del piano di evacuazione nipponico: le persone fatte allontanare dalle loro abitazioni erano state costrette ad abbandonare i loro animali, ma erano anche convinte che sarebbero tornate presto.

Cani legati alla catena, gatti e uccelli chiusi in casa, animali da fattoria sigillati nel capannoni. 

È passato quasi un anno da allora e la sostanza è che non c’è stato alcun piano massivo di salvataggio di queste vittime innocenti delle attività umane. 

Chi ha visitato la zona rossa parla di corpi di cani ancora legati alla catena, di maiali uccisi dalla fame e ancora rinchiusi nei loro recinti, cadaveri di gatti ridotti alle sole ossa. 

C’è chi parla di quanto accaduto come di un danno collaterale di un’emergenza nucleare, ma gli animalisti di tutto il mondo sono furibondi.

Vergognoso”, commenta Yasunori Hoso, dell’associazione United Kennel Club Japan, “Abbiamo continuato a chiedere al governo di salvare quegli animali dall’inizio del disastro. C’erano certamente le modalità per mettere in salvo sia le persone che gli animali”.

Il governo giapponese risponde che sebbene l’idea iniziale fosse quella di soccorrere quanti più animali possibile, il rischio di contaminazione nei confronti del personale che avrebbe dovuto entrare nella zona rossa era troppo alto e che dunque la faccenda è stata affrontata con “prudenza”.

Prudenza, in questo caso, fa rima con sostanziale indifferenza.

Va detto che lo scorso dicembre il governo giapponese aveva permesso un momentaneo rientro nella zona contaminata da parte dei gruppi animalisti (come UKC Japan) per soccorrere e portare in salvo gli animali sopravvissuti. Fermo restante il fatto che questo avveniva ben nove mesi dopo la tragedia, e che era quindi improbabile trovarne molti, c’erano molti se e molti ma alla disponibilità all’ingresso nella red zone.

In ogni caso, Yosunori Hoso e il suo gruppo hanno fatto il possibile. In quei giorni si sono avvicinati ad una casa. Entrando, hanno scoperto una cucciola di sei settimane morta nel bel mezzo del soggiorno, in un lago di sangue. Difficile definire quale patologia possa averla colpita. 

Poi, sul retro dell’abitazione, avevano sentito abbaiare. Miracolosamente, i due fratellini della cagnolina morta erano ancora vivi e si nascondevano, terrorizzati com’erano da questi esseri umani che non avevano mai visto. I volontari riuscirono a mettere in salvo sia loro che la madre.

Questi animali ora risiedono al rifugio dell’associazione, situato vicino Tokio. Il canile ospita 250 cani e 100 gatti, tutti provenienti dalla zona rossa. Anche al rifugio, non possono che stare in gabbia: l’associazione vive di donazioni.

Oltretutto, gli animali non possono essere riuniti ai loro padroni perché nelle sistemazioni provvisorie destinate alla cittadinanza i pet non sono ammessi. Tragedia si somma a tragedia, dolore si somma a dolore, solitudine si somma a solitudine.

Nella foto: la fine di alcune mucche abbanonate nella zona rossa di Fukushima.

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2 Commenti

  1. EH PURT6ROPPO è QUESTA LA VITA DEI POVERI ANIMALI IN TUTTO IL MONDO ,NON SOLTANTO IN GIAPONE NOI SIAMO MERDE UMANE .PERCHè DIO GLI Fà NASCERE QUESTE POVERE CREATURE PER INSEGNARCI A NOI COME DOBBIAMO VIVERE E AMARE OGNI SPECIE MA NO NOI NON IMPARIAMO MAI LA LEZIONE PERCHè NOI CI CREDIAMO SUPERIORI,MA VAFAN CULO RAZZA UMANA DI MERDA.

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