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La mucca Milka e la mucca Lola davvero non esistono

La filiera del latte, altrimenti conosciuta come “la filiera del dolore”. Troviamo questo interessante estratto su Facebook e originariamente pubblicato da LAV e ve lo riproponiamo senza commenti. All’interno di questo articolo c’è tutto quello che ognuno di noi dovrebbe sapere sul latte. 

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La filiera produttiva del latte è un sistema di sfruttamento perfezionato con l’ausilio dalle tecnologie e dalla genetica. L’immaginario collettivo si ferma – condotto da abilissime campagne pubblicitarie – alle mucche che pascolano nei prati alpini o alle stalle a conduzione familiare.

Lole e Nine ben contente di farsi mungere e di donarci il latte… ma la realtà è davvero un’altra. Anche se non prevede l’uccisione diretta dell’animale, il latte è  prodotto di un catena di sofferenza.

In Italia, i bovini da carne e da latte che hanno accesso ai prati sono poche centinaia di migliaia. In molte stalle tradizionali le mucche stanno alla catena perpetua. Le strutture industriali tengono le bovine lattifere a stabulazione “libera”: possono cioé muoversi i all’interno della stalla, strutturata con una corsia centrale e delle cuccette da riposo – in tutto qualche metro quadrato pro capite a disposizione – e dotata di aperture per la circolazione dell’aria. Le più fortunate dispongono del paddock: il “giardinetto”, uno spazio esterno recintato.

Non è una scelta derivante da benevolenza per gli animali, ma da elementi di tipo economico. Questo genere di organizzazione permette infatti di allevare numeri elevati di mucche con minimo ricorso alla manodopera umana, considerata l’automatizzazione di molte operazioni.

Mamme per forza

La vita delle bovine lattifere – di razze selezionate in grado di partorire da sole e con minor necessità di assistenza al momento del travaglio – si svolge all’insegna della massima redditività. Perché siano efficaci macchine fabbricanti di latte, sono superalimentate per poter produrrefino a 40 litri di latte al giorno.

I loro corpi sproporzionati presentano

  • enormi mammelle, gonfie e pesanti che dare fino a 40 litri di latte e sono spesso soggette a mastiti che richiedono – per prevenirle – massicce quantità di farmaci
  • arti dalla muscolatura sottosviluppata spesso affetti da problemi di zoppia.

La mungitura avviene tramite le mungitrici meccaniche.

Costrette a fornire grandissime quantità di latte, queste mucche – che in natura vivrebbero fino a 40 anni – dopo 7/8 anni, ormai usurate e meno produttive, vengono avviate al macello  e a volte diventano mucche a terra.

Una evidente, quanto vergognosa espressione di questa industralizzazione degli animali e della meccanizzazione del vivente è il brano che riportiamo di seguito, pubblicato in un libro e riportato sul sito web di una grande azienda distributrice di latte nel nostro Paese.

Che cosa è un animale? Dal punto di vista zootecnico un animale è una macchina che è impiegata per trasformare alcuni prodotti in altri più utili all’uomo. Una vacca da latte è una macchina alla quale si somministrano alimenti e dalla quale si ricava latte e carne a non voler considerare il resto (letame, pelle, ecc). In che cosa una macchina animale, una vacca, differisce da una macchina meccanica, un trattore? Entrambi hanno un costo, sono soggetti a guasti, la vacca si ammala e il trattore si rompe la biella, si consumano, la vacca invecchia, e, quindi si devono rinnovare; entrambi reagiscono agli stimoli: premendo il bottone dell’avviamento il trattore si mette in moto, così la vacca entrando in sala di mungitura si dispone e scarica il latte.

(G.Codeluppi, Gestione e allevamento delle vacche da latte, pag. 86)  

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