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Il topo salvato con la tazzina del tè

Il racconto che vi riportiamo qui serve per stemperare un po’ la tensione e la tristezza degli ultimi giorni, funestati da una tragedia dietro l’altra per gli animali. L’originale della storia, in inglese, lo trovate qui. Si tratta di una storia a lieto fine narrata da Marguerite White, che vive in Inghilterra.

“Una sera sono passata accanto al nostro gatto e ho notato che stava giocando con qualcosa di molto piccolo. Mi sono piegata e mi sono resa conto che si trattava di un topolino, terrorizzato e immobile.
Per salvarlo l’ho spinto delicatamente dentro la tazzina vuota di tè che avevo in mano. Il gatto, che era un cucciolo, si limitava a fissarlo in attesa che si muovesse e non sembrava avergli fatto male.
Siccome era sera tardi e fuori faceva molto freddo, presi una scatola e riposi lì il topolino per fargli trascorrere la notte al caldo. Dalla scatola lui mi fissava immobile con occhi pieni di paura.
La mattina dopo sembrava stare bene, così mi procurai una gabbia molto grande, la riempii di erba e carta a brandelli e aggiunsi una ciotola d’acqua. Poi preparai per il topolino un po’ di cibo per gerbilli.
Non sapevo quanto dovesse mangiare, ma era tremante e denutrito e per questo continuai a prendermi cura di lui. Lo lasciammo libero quando divenne più grande e forte, ossia all’incirca un mese dopo.
Portammo la gabbia in giardino, in una zona protetta e piena di nascondigli e l’aprimmo. Lui uscì subito, ma lasciammo la sua “casetta” lì, aperta, in modo che potesse trovarvi rifugio se necessario. Addio topolino, spero che troverai la tua famiglia”.

Il rispetto si deve a tutte le creature viventi, topi compresi – questi animali, come altri, sono davvero considerati gli ultimi tra gli ultimi e uccisi con nonchalance e in maniere estremamente crudeli e brutali. Non è meno grave che uccidere un animale di un’altra specie.

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4 Commenti

  1. è vero tanto che quando ero piccina ho addomesticato un topolino “che noi la”chiamiamo morecieta quando è piccola, mentre quando è adulta morecia”, insegnandoli a venirmi sul braccio per mangiare. Un giorno mia madre mi scoprì e la fece sparire dicendomi che sono portatrici
    di malattie. Allora io gli risposi che la mia “moreceta” non era portatrice di malattie perché l’alimentavo io e mangiava sano, ma non c’è stato nulla da fare…io piccola dovevo solo stare zitta….!

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