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Storia dell’infermiera e del paziente che le cambiò la vita: un gatto

Questa è la traduzione di una storia a lieto fine, raccontata da Carolyn Craig, che vive in California. L’originale, in inglese, si trova qui.

***

Era quasi mezzanotte quando suonò il mio cercapersone: una chiamata notturna dal guardiano di una casa di cura per anziani servita dal nostro ospedale. Dal momento che sono un’infermiera su chiamata, è compito mio rispondere ad emergenze di questo tipo. Il guardiano mi raccontò di alcuni problemi respiratori riscontrati in una degli ospiti: potevo intervenire? Ma certo, dissi, e mi misi in auto. Era una notte gelida di ottobre quindi mi vestii pesante.

Dopo essermi occupata della paziente ed essermi accertata che i sintomi fossero sotto controllo, mi diressi verso la stanza delle infermiere. Improvvisamente, una serie di piccole grida riempirono l’aria. Dal momento che anche gli esseri umani, quando sono terrorizzati, possono emettere suoni di quel tipo, pensai che uno degli anziani pazienti stesse avendo un incubo.

“No”, mi disse il guardiano, “Si tratta di una gattina. L’amministratore l’ha trovata nel parcheggio, oggi. Non mangia”.

Il mio gatto di 21 anni, Lazarus, era morto tre settimane prima e lo stavo ancora piangendo. Sebbene avessi deciso di non adottare un altro gatto per almeno un anno, mi ritrovai a chiedere di poter vedere il cucciolo. Che male poteva mai fare?

Quando la guardai, quasi mi si spezzò il cuore.

Rannicchiato in un angolo c’era un cucciolo piccolissimo e sporco. Sebbene i suoi occhi fossero velati e sembrasse almeno parzialmente cieca, la gattina corse via piangendo non appena mi avvicinai.

Lo staff della casa di cura aveva messo per terra un po’ di cibo e dell’acqua ma lei era semplicemente troppo piccola per sapersi nutrire da sola. L’amministratore l’aveva trovata nascosta in un mucchio di foglie da cui spuntavano solo le orecchie e l’aveva portata dentro per scaldarla.

Quando me ne andai, c’era un rigonfiamento nella mia giacca. Quella notte le feci un bagno caldo per innalzare la sua temperatura corporea e per i successivi tre o quattro giorni la nutrii col contagocce, perché era troppo debole.

La sua piccola coda era fratturata in tre punti, pesava solo qualche etto e aveva abrasioni sul muso. Combatté con tutta la forza che aveva e oggi Sheila è una gatta in salute, bellissima, di un anno di età. Ha persino recuperato completamente la vista.

Sono grata allo staff della casa di cura per averla salvata e per essersi fidato di me. Qualcuno mi dice che Sheila è stata fortunata a trovarmi ma io non sono d’accordo. Sono io quella fortunata. Lei ha aiutato il mio cuore a guarire. È un premio.

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Nella foto: Sheila, oggi.

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