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Giappone: autorizzato salvataggio animali. Con 7 mesi di ritardo

Sette mesi dopo lo tsunami che ha colpito il Giappone, le autorità del Paese hanno dato l’autorizzazione al salvataggio degli animali nella zona rossa, ossia quella fortemente irradiata attorno alla centrale nucleare di Fukushima.

Gli animali, dopo la tragedia, erano stati sostanzialmente lasciati indietro: migliaia di mucche, maiali, polli sono stati abbandonati a morire di fame, di sete, per le radiazioni, rinchiusi nelle stalle o in gabbie e privati persino della possibilità di liberarsi e provare a sopravvivere da soli.

Cani e gatti padronali sono stati lasciati rinchiusi nelle abitazioni dove, secondo la dettagliata documentazione fornita in questi mesi dai volontari entrati clandestinamente nella zona proibita, hanno finito col divorarsi l’un l’altro o semplicemente col morire di stenti.

Ora il Ministero dell’Ambiente giapponese ha, con sette mesi di ritardo, formalmente autorizzato i gruppi animalisti a penetrare nella no-go zone per tentare di salvare quanti tra quegli animali sono ancora vivi.

Sebbene risulti difficile pensare che nell’area vi sia qualcosa di diverso da carcasse in decomposizione e silenzio, i gruppi animalisti sono speranzosi di ritrovare ancora in vita qualche centinaio di animali. 

L’autorizzazione ministeriale, comunque, non si riferisce agli animali vaganti ma si limita al beneplacito solo ed esclusivamente se i proprietari dei pet ne richiedono il salvataggio e solo ed esclusivamente se un rifugio della zona acconsente a ricoverarli dopo il recupero. Inoltre, a nessuno dei volontari sarà permesso di rimanere all’interno della zona rossa per più di cinque ore.

Al momento del disastro nucleare di Fukushima, il governo non aveva previsto alcun piano di soccorso per gli animali. I residenti dell’area erano stati evacuati in tutta fretta e gli ordini erano stati perentori: niente animali. I pet o gli animali da fattoria dovevano essere lasciati indietro. Per alcune settimane, sono stati autorizzati ingressi rapidi e momentanei per nutrirli, ma nessuno aveva l’autorizzazione a trasportarli fuori dalla zona contaminata.

Il 22 aprile scorso, il governo aveva infine negato qualunque ingresso nella no-go area, di fatto abbandonando a sé stessi decine di migliaia di animali.

I sigilli erano stati momentaneamente aperti il 10 maggio, attraverso una discussa opera di “recupero” che prevedeva che i proprietari degli animali entrassero nella zona rossa, chiudessero i pet in apposite gabbie e li abbandonassero all’aperto, fuori dalla abitazioni, nell’attesa che funzionari del governo passassero a “ritirarli” – cosa che poteva accadere anche dopo giorni.

Una questione, quella degli animali giapponesi vittime del disastro nucleare, gestita in maniera discutibile fin dall’inizio. E viene ora da chiedersi quanto efficaci potranno essere i recuperi avendo a disposizione solamente cinque ore di tempo.

In ogni caso, non resta che tentare.

Nella foto: un gatto abbandonato in un’abitazione deserta a Fukushima.

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