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Orsi della luna: liberazioni e rivelazioni

14 orsi della luna sono stati liberati in Vietnam dalle orripilanti fattorie della bile, dove erano rinchiusi e cateterizzati (abbiamo già avuto modo di parlare in passato di questa forma di abuso nei confronti degli animali).

Su La Stampa è presente un’interessante intervista a Jill Robinson, fondatrice dell’importante associazione Animals Asia che da anni si occupa proprio di liberare e collocare in appositi santuari questi orsi martoriati da una demenza tutta umana.

Attraverso le parole della Robinson, si scopre dunque che gli orsi ancora detenuti sono circa 10 mila nella sola Cina e altri 3,600 in Vietnam, e che Animals Asia è riuscita a portare in salvo, dal 2000, 277 orsi – di cui 162 ancora vivi – dalle fattorie cinesi e 90, di cui 84 ancora vivi, da quelle vietnamite.

Come già illustrato nei nostri precedenti articoli a tema, sugli orsi della luna sottoposti a questo genere di sevizie si riscontra tutta una serie di patologie tanto di carattere fisico quanto psicologico.

“Trascorrono la loro esistenza in quelle prigioni che non permettono loro di muoversi. In Vietnam gli orsi vengono drogati, normalmente con la ketamina, legati con fumi e il loro addome viene ripetutamente perforato con aghi arrugginiti lunghi dieci centimetri, fino a quando, dopo numerosi tentativi, viene identificata e raggiunta la cistifellea”, racconta Jill Robinson.

La bile viene estratta due volte al giorno con l’ausilio di cateteri o di una pompa medica. Quando gli orsi arrivano ai nostri centri, spesso indossano ancora le metal racket, imbragature di ferro che contengono e proteggono un sacchetto di plastica che, ora dopo ora, si riempie di bile senza che gli animali possano toccarlo”.

Gli orsi rimangono in quelle condizioni sino a quando la morte non li libera. Perlopiù causata da cancro al fegato o da infezioni. Sono però animali molto resistenti e sopravvivono anche per 20 o 30 anni. Il loro stato di disperazione è tale da spingerli a tentare il suicidio. Anche per questo i contadini arrivano a levigare loro i denti e le unghie”.

È quasi impossibile immaginare l’angoscia provata da questi animali. Ed è orribile pensare a quanti devono sentirsi in quel modo anche in questo momento, in attesa di una liberazione che forse non verrà mai, di una libertà che forse non sarà loro concessa mai più.

E quando la liberazione invece arriva, gli orsi portano nella psiche i segni indelebili delle torture subite.

Dopo 30 anni trascorsi dentro quelle gabbie, è normale che siano aggressivi e scontrosi. Non sanno che siamo lì per aiutarli. Anche per questo quando arrivano al nostro centro di recupero controlliamo la tenuta delle gabbie. Solo dopo possiamo analizzarne le condizioni fisiche. Dopo pochi giorni iniziano già a fidarsi di noi”.

La riabilitazione di questi orsi può durare oltre un anno, e inizia ovviamente con la rimozione chirurgica del catetere e la correzione di inevitabili problemi fisici. 

Gli orsi vengono poi introdotti nelle tane in modo che possano, piano piano, riabituarsi al movimento e alla libertà. Nelle tane gli orsi hanno la possibilità di vedere e annusare altri esemplari, ma essendo animali solitari, il loro comportamento viene monitorato sempre con attenzione.

Se arriva poi un momento in cui dimostrano di poter e voler vivere in gruppo, gli orsi vengono liberati nel parco e per molti di loro, si tratta della prima camminata all’aria aperta dopo lunghissimo, infinito tempo.

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