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Storia dell’uomo che salvò la lince con un coltellino

Una lince intrappolata in una zona impervia del Canada. Un uomo. Un coltellino svizzero. Ecco gli ingredienti di questa storia a lieto fine.

La versione originale, in inglese, è narrata dal canadese Kevin Aubie e la trovate qui.

***

Circa cinque anni fa lavoravo in una struttura situata nel profondo della foresta New Brunswick. 

Il mio capo, nonché mio amico, quel giorno non c’era ed ero solo. Svariate persone entrarono in ufficio per chiedermi se sapessi come contattare i ranger che, al momento, non erano nell’ufficio accanto.

Risposi che non c’era nessuno in giro, nessuno tranne me e chiesi di spiegarmi il problema. 

Mi dissero che poco distante da lì c’era una lince che era rimasta vittima di una trappola e che era ferita. 

Le linci sono piuttosto rare nel New Brunswick ed io non ne avevo mai vista una ma ero molto preoccupato e siccome odio le trappole, ero anche furibondo. 

Cominciai a pensare a come poter aiutare l’animale senza che mi dilaniasse. Per prima cosa indossai giaccone, pantaloni, guanti e stivali di cuoio e mi misi in testa un elmetto. Dopo di che chiesi di mostrarmi dov’era la lince.

Quando la vidi mi venne da piangere, a scoprire quanto quel cavo di metallo avvolto attorno la zampa posteriore la stesse torturando. La ferita alla zampa era piuttosto brutta, il ferro era penetrato nella carne. La lince era spaventata da tutta quella gente e si vedeva, così chiesi di stare fermi e distanti mentre mi avvicinavo. 

Mi avvicinai alla lince lentamente, cercando di calmarla con movimenti lenti e un tono di voce basso. Quando fui abbastanza vicino, utilizzai un secondo giaccone di pelle che avevo con me per coprire il corpo dell’animale dalla testa alle zampe posteriori. L’animale, un maschio, lottava per liberarsi e dovetti usare tutto il mio peso per tenerlo giù.

Poi si calmò, e allora chiesi agli altri uomini di avvicinarsi e aiutarmi a tenerlo immobilizzato mentre cercavo di liberarlo da quella trappola.

Non fu semplice. Le pinze che avevo portato con me non riuscivano a far presa perché il filo metallico era penetrato troppo nella carne. 

Uno degli altri uomini presenti, però, aveva un coltellino svizzero che conteneva una tenaglia più piccola: piccola a sufficienza da afferrare il filo metallico. La cosa più difficile fu tagliarlo, perché era in acciaio temprato. 

Ci mettemmo dieci minuti, ma ci riuscimmo. Dissi agli altri di allontanarsi mentre, di nuovo, premevo il mio corpo su quello della lince. Piano piano allentai la presa e iniziai ad allontanarmi anche io.

La lince era chiaramente terrorizzata e si allontanò piano, zoppicando vistosamente. Mi chiedo se sia riuscito a sopravvivere. Non lo so, ma volevo che almeno avesse la possibilità di provarci. 

Ora torno spesso in quel posto e distruggo le trappole che trovo. La gente mi dice che è illegale e che potrei finire nei guai ma non mi importa: questa è una di quelle cose per cui rischio volentieri la mia libertà”.

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