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New York: collassato e morto un altro cavallo da tiro

Non dovrebbe sorprendere che, soltanto nell’ultimo mese, siano stati tre i cavalli da calesse a collassare sulle strade della città di New York. Due sono morti, uno è sopravvissuto. Del caso precedente a questo abbiamo parlato qui.

In generale, obbligare dei cavalli a vivere in una città sovrappopolata, trafficata e rumorosa significa posizionarli completamente al di fuori del loro ambiente naturale. Così come farli lavorare a forza per dieci ore al giorno con qualunque clima. Tutto questo, oltre che inutile, è disumano.

Lo scorso 28 ottobre, un cavallo terrorizzato si è messo al galoppo in mezzo al traffico e se il suo calesse non fosse stato vuoto, persino qualche essere umano sarebbe potuto morire. 

Un altro cavallo di nome Smoothie, qualche giorno fa, si è spaventato per alcuni colpi di batteria e si è imbizzarrito. Quando il suo calesse è rimasto incastrato tra due pali, Smoothie ha continuato a correre, per poi avere un collasso e morire.

L’incidente precedente, di cui avevamo parlato, riguardava il povero Charlie che, all’improvviso, è semplicemente scivolato a terra, senza vita, mentre lavorava.

Purtroppo, il sindaco di New York Bloomberg supporta da sempre l’attività dei cavalli da calesse nella Grande Mela. Nelle sue parole, questi cavalli “non sarebbero vivi se non lavorassero”.

Con tutto il dovuto rispetto, non si parla di cani guida che vengono percepiti come membri della famiglia, ma di animali considerati schiavi e come tali trattati. Un cavallo dovrebbe avere il diritto di vivere la sua vita in serenità senza dover pagare il dazio di essere reso mero strumento dell’uomo.

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