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Anche per gli animali l’emergenza in Tailandia continua

Le alluvioni che si stanno abbattendo sulla Tailandia sono in assoluto le peggiori degli ultimi 75 anni. Finora hanno ucciso oltre 500 persone mentre il numero di animali rimasti vittime della tragedia è, ovviamente, incalcolabile ma altissimo.

Avevamo già avuto modo di parlare della questione e avevamo raccontato di come cani e gatti venivano semplicemente lasciati indietro dalle squadre di recupero della popolazione, e di come i cittadini, evacuati dalle città, non fossero autorizzati a portare con sé i loro animali e dunque li abbandonassero.

Nella news, però, parlavamo anche dell’eccellente lavoro fatto dal network di volontari animalisti provenienti un po’ da tutto il mondo che, con l’aiuto di barche, scandagliano le città invase dall’acqua mettendo in salvo gli animali.

Gli aggiornamenti tuttavia non sono buoni: l’emergenza non è ancora rientrata e gli animali da soccorrere sembrano non avere fine.

“Ci vorrebbe l’Arca di Noè per salvarli tutti”, commentano sconsolati i volontari dell’ONG Kinship Circle. “I cani abbaiano dai tetti delle case. Alcuni restano immobili, sommersi dall’acqua fino al collo. Dopo giorni trascorsi così, la pelle comincia a marcire. Altri cercano di nuotare verso qualunque superficie asciutta, si aggrappano al più piccolo rifugio. Durante la notte li senti piangere, ululare”.

Queste sono le immagini e i suoni a cui i volontari del team DART, ossia la squadra del Kinship Circle specializzata nel soccorso a seguito di disastri naturali, assistono ogni giorno da quando si trovano in Tailandia.

Il DART è riuscito a costruire un ospedale-rifugio provvisorio nel sud di Bangkok, e altri volontari arriveranno dagli USA e dal Canada per fermarsi mesi in Tailandia, con l’obiettivo di aiutare gli animali colpiti dal disastro.

Il direttore dell’associazione, Brenda Shoss, spiega perché ha deciso di intervenire con il suo team: “Abbiamo visto immagini di 10, 15 cani abbarbicati terrorizzati sullo stesso tetto, aggrappati alle verande, oppure mentre, in gabbia, venivano trascinati via dall’acqua senza poter fare nulla. Scimmie, cani e altre creature ammassate nei templi buddisti. Tutti loro vogliono vivere. I monaci tailandesi e molte persone li nutrono come possono. Ma c’è bisogno di più aiuto”.

Nella foto: una mamma e i suoi cuccioli portati in salvo dalle acque. I piccoli si attaccano alle mammelle per un po’ di latte, anche nella gabbia.

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