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Vivisezione di 200,000 animali nel 2010 all’University of British Columbia

L’Università della British Columbia ha recentemente pubblicato i dati relativi alla sperimentazione animale nel suo istituto nell’anno 2010. I numeri indicati sul loro sito alla voce “Il ruolo degli animali nella ricerca” lasciano senza fiato. 

Sono infatti state 211,764 le vittime della vivisezione soltanto lo scorso anno. Altri 3,7 milioni di animali sono stati utilizzati in tutta la Gran Bretagna. Questa infinita quantità di creature è stata utilizzata per test riguardanti antibiotici, anestetici, sostituzione di valvole cardiache, vaccini. Viene inoltre specificato che all’Università della British Columbia, “la ricerca sugli animali viene utilizzata solo quando nessuna alternativa è possibile” e che l’istituto applica il principio delle tre R: ridurre in numero di animali nei test, rifinire le procedure di vivisezione e rimpiazzare le creature viventi con metodi non animali quando possibile.

Il 97% degli animali utilizzati include roditori, pesci e rettili. Il 68% di tutti gli animali testati è stato sottoposto, a detta della UBC, “ad un fastidio minore o assente”. Rovesciamo le cifre: il 32% degli animali è stato sottoposto ad un fastidio significativo o estremo. Significa insopportabile dolore per 67,764 animali – una sofferenza fisica, psicologica ed emotiva che gli uomini ritengono giustificabile su animali ritenuti sacrificabili per il nostro beneficio. 

Si tratta dello stesso tipo di giustificazioni che i nazisti adducevano per i loro esperimenti sui prigionieri nei campi di sterminio, durante la Seconda Guerra Mondiale. I test, allora, venivano condotti su esseri umani definiti criminali o subumani, e dunque ritenuti sacrificabili.

Nel caso dei test scientifici nei confronti degli animali, si scontrano due diverse scuole di pensiero: quella antispecista, che metterebbe fine a tutti gli esperimenti scientifici perché valuta la vita di qualunque specie ugualmente degna di rispetto e tutela, e quella rappresentata dalla maggior parte dei ricercatori, che insiste che la vivisezione è necessaria.

Esiste un’associazione che si chiama STOP UBC Animal Research e che si prefigge di fermare tutti i test all’Università della British Columbia. Se visitate il loro sito potete avere un’idea più precisa del lavoro che viene svolto all’Istituto.

Se, infine, avete desiderio di sapere esattamente in cosa consiste la vivisezione, questo è il video che PETA ha rilasciato sull’argomento.

Concludiamo con un estratto dal libro “Is Animal Testing Ever Okay?”, di Kayla Coleman, che dovrebbe fare riflettere.

“Non sono sovrumana. Ho bisogno delle medicine. E anche se compro trucchi, cosmetici e detergenti che non sono stati testati sugli animali e che non contengono ingredienti da loro derivati, non rifiuto una medicina perché è stata testata sugli animali. Voglio che i ricercatori trovino la cura per il cancro, per il Parkinson e anche per il mal di testa. Ma non credo che la vivisezione sia il modo migliore per farlo. In effetti, ritengo che credere che la vivisezione sia l’unico modo di raggiungere questi obiettivi significhi sottovalutare il potere della scienza e dell’innovazione umana. Ho fede che possiamo essere migliori di così”.

Nella foto: una rana sottoposta alla vivisezione.

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3 Commenti

  1. Non ho il coraggio di aprire il video. Ma sottoscrivo quello che dice la Coleman, non credo questo sia l’unico modo per progredire. Ma per regredire si…

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