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Donna salva tartaruga azzannatrice da abusi della folla

La storia è narrata da Anita Springer, residente in Michigan. L’originale, in inglese, si trova qui.

***

“Viviamo in un quartiere che ospita all’incirca 75 case. Vicino a noi c’era un pezzo di terreno non ancora edificato. Un giorno sentii baccano provenire proprio da lì e mi affacciai per scoprire circa dieci persone adulte e numerosi bambini intenti a gridare e ridere. Avvicinandomi di più, notai un’enorme tartaruga azzannatrice riversa sul guscio, con la testa che si muoveva cercando di afferrare i bastoncini di legno che le persone stavano usando per pungerle il muso e le zampe.

Persi completamente le staffe! Uscii di casa di corsa e urlando.

‘Non vi rendete conto di quello che state facendo? State insegnando a questi bambini che va bene torturare e tormentare un animale innocente e indifeso che, con tutta probabilità, era qui solo per scavarsi una buca e seppellire le sue uova’.

Le persone si zittirono e io, rapidamente, rigirai la tartaruga sulle zampe. Mi resi conto di non avere un contenitore dove metterla così la sollevai piano, facendo attenzione alle zanne e la tenni lontana dal mio corpo (so, per averle salvate in precedenza, che le tartarughe tendono a fare pipì come meccanismo di difesa). La riportai al fiume da dove veniva e la lasciai lì.

Quando ritornai sui, la piccola folla si era dispersa e mi dimenticai dell’accaduto dopo averlo raccontato a mio marito e ai miei figli.

Circa cinque anni dopo, nel corso di una festa rionale, mi presentai ai vicini che ancora non conoscevo, un gruppo di circa quattro coppie.

Uno degli uomini mi disse: ‘No, tu non sei Anita Springer, sei la Signora delle Tartarughe!’. Probabilmente era una delle persone presenti sul posto quel giorno. Mi raccontò che i suoi figli gli avevano detto più volte di stare attento a come trattava la natura, perché altrimenti la Signora delle Tartarughe sarebbe andata a cercarlo. 

Non so spiegare quanto gratificata mi sentii rendendomi conto di aver insegnato a quei bambini una lezione che sarebbe stata superflua, se solo i loro genitori avessero fatto meglio il loro lavoro”.

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